SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una cena per azzerare i contrasti, forse. Di sicuro non per proseguire con gli affondi e le polemiche dell’ultimo periodo. Il centrodestra tenta di ripartire attraverso un confronto schietto tra Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Ritirarmi? Non esiste, non se ne è proprio parlato”, dice Pasqualino Piunti a proposito della cena di Rotella. “La nostra volontà è quella di andare uniti e compatti. Una soluzione diversa sarebbe perdente. Mancano sette mesi al voto, ci sono tutti i presupposti affinché prevalga il buon senso”.

Il percorso che porterà alla sintesi è però ancora ignoto: nessun passo indietro e neanche l’apertura alle primarie, tanto invocate da Fdi. “La posizione è tre contro uno – puntualizza Piunti – la nostra contrarietà è piuttosto legata allo stesso rischio paventato a sinistra. Una competizione del genere genera forti contrapposizioni. Il timore è che quando servirà davvero il voto, i nostri elettori restino a casa a causa dei veleni che rimarranno inevitabilmente sul campo. Il mio è pure un discorso strategico”.

Le accuse ai metodi di Piunti non sono esclusivamente esterne. Anche in Forza Italia sta montando il malumore a proposito di un suo presunto arroccamento: “Sto facendo un lavoro che non è una fuga in avanti, ma di lato. Sono in contatto con la società civile, da giugno ho incontrato 500 persone. Ammiro i partiti, fanno un lavoro di ricucitura. I tempi tuttavia sono lunghi e spesso non conciliano con le esigenze dei cittadini. Se ho dato la sensazione di volermi isolare, di sicuro non era voluta. Non mi sento alcun tipo di arroganza addosso, se do quest’impressione, è sbagliata. Se devo correggermi lo farò tranquillamente. Ritengo di essere aperto e disponibile al colloquio”.

Piunti apre le porte a tutti: Fratelli d’Italia, Lega, Ncd, Repubblicani. “Ma dopo la vittoria, bisogna governare. Punterò ad un’alleanza qualitativa, perché la mia preoccupazione è la governabilità.Le maggioranze non sono più quelle di una volta a livello numerico e il ruolo dei partiti è mutato. Oggi chi viene eletto non sempre risponde alle logiche dei partiti. Non ci sono più le maggioranze bulgare. Non intendo disperdere alcuna energia, voglio presentare un progetto credibile e fattibile”.

Sul fronte ‘meloniano’, differente è invece l’approccio del vicesegretario regionale Marco Fioravanti rispetto alla portavoce locale Barbara Sanavia. “Vogliamo vincere a San Benedetto – afferma – secondo me ci sono le condizioni per andare uniti, è normale che vengano a galla le legittime ambizioni di ciascuno. Ma confido nella maturità politica. Ci diamo tempo fino a marzo, in questo periodo medieremo e capiremo se qualcuno è disposto a fare passi indietro. Io sostengo De Vecchis e non lo rinnego. Il candidato sarà colui che ha la maggiore capacità di aggregare, colui che è più bravo a mettere insieme più liste. Il consenso personale è un’altra cosa. Cercheremo una sintesi globale. Siamo nella fase delle trattative, ognuno dovrà cedere qualcosa. Io sono molto ottimista, ma da ora basta coi personalismi. Al centro non ci sarà l’individuo, bensì il progetto. Si sta parlando poco, le liti sui giornali ci danneggiano. Alla gente frega poco delle diatribe tra i partiti. Intendo confrontarmi con tutte le forze in campo”.

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