La Cinquecento bianca scendeva da Sambuco, e dopo l’ultima curva del Gallo si arrivava sulla Salaria, freccia a sinistra e si andava verso il mare. Zio Giorgio guidava, babbo Ottavio al suo fianco, il piccolo Gianni dietro con i suoi pantaloni corti ed i calzettoni guardava i pioppi lungo la strada in una leggera domenica di aprile del 1967.

Per la prima volta si andava al Ballarin a vedere la Samb. Già vedere il mare d’estate era una emozione con mamma Adina che presa la littorina portava tutto con sé, cuore e passione, mangiare e gioia.

Questa volta era diverso era una questione tra “uomini”. La gradinata sud di tavolacce di legno su tubi innocenti mi sembrava bellissima, il manto verde e quei colori rosso e blu che da quel giorno sono entrati in maniera indelebile, prepotente, mistica e gioiosa nel cuore di un bambino di 6 anni.

Ci sono delle cose nella vita che non hanno bisogno di essere spiegate, appartengono al lato più profondo, sognante e folle di ognuno di noi: per me la Sambenedettese ancora rappresenta tutto questo, cuore e follia amore assoluto ed indivisibile che si tramanda nel tempo generazione dopo generazione.

Due anni dopo quella prima volta con la famiglia per motivi di lavoro ci trasferimmo a Porto D’Ascoli, mio padre morì poco dopo ma anche quando ero in collegio la domenica non ne perdevo una. Negli anni ‘70 poi c’erano le trsferte, la Samb era in B e portavamo il nome della nostra città ovunque: treni e trasferte infinite con freddo e pochi soldi. Verona, reggio Emilia, Bologna, Genova. E il derby, l’unico per noi che si può chiamare con questo nome… ne ricordiamo diversi e appassionanti, e li attendiamo da 30 anni.

Ma oggi dopo 20 anni di mare in burrasca con qualche piccola illusione di bonaccia e molta sfortuna Oggi e dico Oggi abbiamo la concreta possibilità di riportare la barca in porto e rimetterla a posto, rilucidarla per bene… e proiettarla concretamente nel futuro. Vedere le nuove generazioni entrare in curva è un vero piacere, ragazzi che nella loro giovane vita di tifosi anno masticato più amaro che dolce ma sono stati invasi da una tradizione ed un amore che resiste al di là di tutto nonostante tutto.

La curva di domenica scorsa ne è un esempio concreto e straordinario. Mi sento di poter dire che gli incubi che avevamo fino a solo tre mesi fa siano finiti, incubi durati troppo a lungo dove ognuno di noi faceva fatica ad arrendersi.

Il signor Fedeli è arrivato con idee chiare e le ha messe subito sul campo: un altro “straniero” ma diversamente da tutti gli altri concreto, serio, passionale e forte imprenditore che se lo lasceremo lavorare lascerà un segno indelebile nella nostra storia calcistica e cittadina.

La piazza è matura cosi come i tifosi ora è il momento di fare quadrato e soffiare tutti in un’unica direzione. Anche la città attraverso questo ha la possibilità di rilanciarsi.

Immaginate uno stadio a norma (e poi ridateci i distinti non ne possiamo piu’ della tribuna laterale…) con manifestazioni, concerti eventi.

Il signor Fedeli mi sembra la persona giusta per farci dare una scrollata di dosso ha grande passione per il calcio è un buon imprenditore e non lascia niente al caso.

Abbiamo l’occasione di smettere di piangerci addosso, quando la Samb era in B (e ci tornerà) anche la città aveva un altro passo. Così come dobbiamo smettere di chiederci perché nessun imprenditore locale tifoso della Samb non ci ha mai messo mani non facciamocela più questa domanda.

La nostra città rimane ancora bella ed incompresa ha potenzialità enormi e deve risvegliarsi subito prima che si spenga definitivamente. Fedeli è un esempio e può dare la scossa che ci serviva non solo a livello calcistico, così possiamo tornare a sognare attraverso allegria e concretezza e mantenere una tradizione che non finirà mai al di là di tutto.

La notte sogno ancora questa formazione ROTTOLI, PILONI, CATTO, DALENO, ANZUINI, CATRONARO, RIPA, VALA’, CHIMENTI, SIMONATO, BASILICO.

Scritto con i Radiohead. Album in Rainbows del 2007

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