SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Che bello sarebbe riavere una bandiera. Nel mondo del calcio sempre più una rarità: in Serie A attualmente restano soltanto Totti e De Rossi alla Roma; qualche anno fa è stata ammainata in malo modo quella di Del Piero alla Juve, Zanetti all’Inter, e in precedenza Maldini al Milan ha concluso l’epopea della generazione dei fenomeni. Le ultime bandiere per la Samb sono state quelle dei decenni degli anni ’60 e ’70: Beni e Chimenti. Anche a livello societario e di staff è finita l’epoca di Zoboletti, presidente per un decennio, o di grandi allenatori e talent scout come Alberto Eliani, che a fasi alterne ha guidato la grande Samb nei grandi risultati del dopoguerra.

Forse l’unica potenziale bandiera degli ultimi venticinque anni può essere quella di Ottavio Palladini. Sambenedettese, esordì tra i professionisti proprio nel momento di svolta della storia rossoblu, il campionato di Serie C 1989-90 culminato con l’avvento di Antonio Venturato alla presidenza e la prima retrocessione in C2. Dopo i suoi primi anni con la Samb matura esperienze a Pescara e Vicenza anche in Serie A. Di qui poi il tramonto sportivo, a Giulianova in C1 per tornare alla Samb, dove, con la maglia rossoblu di nuovo indosso, riscopre una seconda giovinezza, diventando il punto di riferimento che nulla può, tuttavia, di fronte all’ennesimo tracollo societario (2009), retrocessione e cancellazione dal professionismo e ritorno in Eccellenza.

L’Ottavio I°, centrocampista grintoso e talentuoso e probabilmente sottovalutato (meritava di giocare più a lungo nella massima serie se si fosse meglio gestito, pensare che da ragazzo sarebbe dovuto passare dalla Samb alla Juve…) termina la sua traiettoria la stagione successiva. Il nuovo presidente Spina lo vuole in squadra per garantire immediata promozione in Serie D, lui dopo due partite prende il posto dell’amico Pasqualino Minuti in panchina e conquista agevolmente la risalita in D come allenatore. L’anno successivo, però, le cose non vanno bene, e Palladini si dimette dopo tre partite (tre pareggi) per dissidi con Spina. Il campionato prosegue male e Palladini viene richiamato in panchina, gettando le basi per l’annata successiva.

Furono due stagioni improntate sullo schema del 4-3-3, con i tridenti Napolano-Pazzi-Di Vicino prima, Napolano-Pazzi-Shiba poi. Il primo anno per l’Ottavio II° le cose non iniziarono bene, la squadra faticò a trovare equilibrio e alla tredicesima giornata la Samb aveva 23 punti con 12 lunghezze di ritardo sul Teramo, poi quasi recuperato nel finale. L’anno successivo Palladini compì un miracolo, caricando il gruppo come non mai nonostante grandi difficoltà societarie e arrivando alla conquista del campionato all’ultima giornata. Poi l’epilogo societario estivo, la mancata iscrizione e il ritorno in Eccellenza.

Lui decise di diventare il referente del settore giovanile. Una scelta non “di carriera” per un allenatore ancora giovane che poteva vantare la vittoria di un campionato e che invece decide di scomparire dai radar calcistici. Eppure in quei due anni alla guida della Samb i complimenti per Palladini furono soprattutto dal punto di vista caratteriale. Le sue squadre non mostravano un grande spettacolo di gioco, il 4-3-3 era abbastanza rigido, Palladini sembrava soffrire molto la sua sambenedettesità con un eccesso di espulsioni che ne macchiarono, forse, le prospettive professionali.

Questa estate il presidente Moneti lo cercò per farlo tornare in panchina, ma lui rifiutò, affermando pubblicamente che non si stava costruendo una Samb vincente per la Serie D. L’avvento di Fedeli e gli errori di mister Beoni nelle due sconfitte casalinghe con Monticelli e Matelica hanno riportato a lui, che ha accettato l’incarico senza pensarci due volte, rimarcando la differenza progettuale tra le due proprietà.

Cinque vittorie consecutive sono il passaporto di una squadra che ha scavato un solco con le inseguitrici, ma in questa occasione ci preme sottolineare l’evoluzione di Palladini, sia dal punto di vista caratteriale che tecnico. Se nella sua precedente esperienza Palladini era davvero “uno di noi”, quasi un tifoso in panchina capace di infondere cuore e passione nei suoi ragazzi, in questo mese abbondante trascorso ci è sembrato di vedere un ulteriore cambiamento, chiamiamolo maturità, di Palladini. L’Ottavio III° è meno emozionale (oggi non di dimetterebbe come avvenuto con Spina…) ma anche più duttile tatticamente. La soluzione del 4-2-4 con doppio “falso nove”, Sorrentino e Titone, per ovviare alla mancanza di un centravanti, è un piccolo capolavoro tattico valso due vittorie pesanti, soprattutto quella di Jesi. E se la Samb in Beoni era tra le peggiori difese del campionato, quella di Palladini, con gli stessi uomini a disposizione, ha subito solo un gol, su rigore, in cinque partite, quando in precedenza ne aveva subiti 15 in 8 gare.

Un Re, solitamente, va incoronato. Per Ottavio III° si attende l’epilogo positivo di questo campionato e poi, magari, l’apertura di una nuova fase gloriosa della storia della Samb.

 

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