Discoteca Atlantide, San Benedetto, novembre, una domenica del 1988.

“Pronto signora c’e Maria?”

“Sì Monica, è in bagno”.

“Ok allora le dica che la passiamo a prendere alle 15 con papà”.

“Va bene mi raccomando fate le brave”.

“Sì, sì non si preoccupi”.

Eccoci. Monica e Maria, 16 e 17 anni, ragazzine della domenica pomeriggio. Il treno locale ferma a Giulianova alle 15.20, fa tutte le fermate e in ogni stazione salgono ragazze e ragazzi tra i 15 e 18 anni. Il treno ferma alla stazione di San Benedetto alle 16.

Questo è il pomeriggio delle ragazzine, tutte con lo zainetto in spalla, affrettate per non perdere tempo: sono i primi momenti della loro libertà giovanile. La discoteca Atlantide apre alle 16,30, dalla stazione dista poche centinaia di metri. L’ingresso costa 10 mila lire e subito, appena entrate, si va in bagno, ci si cambia, ci si trucca: calze, scarpetta giusta, mascara, eye line e rossetto, e pronte a viaggiare libere nell’oceano dell’Atlantide, la cui grandezza già inibisce ma al contempo rende liberi.

Alla consolle va il dj Spugna (pseudonimo dato in quegli anni da un anonimo cliente un po’ brillo: “Spugna che me metti Bob Marleyyy?“), salito al vertice della piramide dal suo ascensore che arrivava a far toccare il finto cielo… Inizia a mettere su musica, posizionato nella sua statua incas con le luci di fuoco che escono dagli occhi e guarda tutti i ragazzi arrivati fin lì: da tutta la Vallata del Tronto, dall’Abruzzo, da Ascoli, Grottammare, Pedaso, Porto San Giorgio. In treno, mezzi di fortuna, amici diciottenni con auto e patente.

Alle 17,30 ecco la sigla Atlantide tuta spaziale e dj Spugna parlava di stelle, amore, futuro da costruire e voglia di vivere, e da allora non ha più smesso, era avanti anche in quegli anni. Fuori si faceva buio mentre Monica e Maria si tenevano per mano, cantando a squarciagola: sentono sensazioni bellissime e vorrebbero fermare il tempo. Riccardo e Roberto sono poco distanti da loro, le prendono per mano e poi salgono tutti nei divanetti del piano superiore, affacciati sulla pista. Si sogna bocca a bocca, le mani sfiorano e stringono, mentre la musica dei Doors, Prince, U2, ma anche Fossati, Vasco, Raffaella copre ogni altro suono.

Si corre alla Piramide, poi di nuovo in pista, al bar sopra, a quello sotto, al pubbetto: tutti vicini, appiccicati, a ballare e cantare il ritmo pieno e forsennato mentre il tempo vola troppo velocemente. Alle 19.20 il treno riparte per Giulianova, in sette minuti si esce e si arriva alla stazione, si cambiano i vestiti ormai sgualciti nel bagno del treno. Peccato scappare via prima perché l’Atlantide chiude alle 20 con Bob Marley, che peccato scappare prima. La prossima volta metto in croce mio cugino Riccardo, ha la macchina e papà si fida. Sarebbe bello restare fino alla fine.

Atlantide, San Benedetto, una domenica del novembre 1988.

Oggi queste ragazzine hanno tra i 40 e 50 anni, sono donne adulte ma ancora ricordano quei momenti che hanno segnato una tappa bellissima della loro giovane vita. Hanno figli, lavorano oppure sono casalinghe, molte sposate, qualcuna separata, però tutte si chiedono: ma chi ha ucciso l’Uomo Ragno?

Foto prese dal gruppo Facebook “Discoteca Atlantide” caricate da Dj Sergio Dub

Scritto da Dj Gianni Schiuma ascoltando “Sign o’ the times” di Prince, 1988.

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