SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La polemica sulla teoria del gender sbarca anche a San Benedetto. A finire al centro del dibattito (e delle proteste) è il libro “Una bambola per Alberto”, letto durante l’iniziativa “Nati per Leggere” tenutasi sabato scorso presso la Biblioteca Comunale e dedicata a bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni.

La scelta della storia ha indispettito un genitore, che ha platealmente dissentito prima di abbandonare la struttura in compagnia del figlio. L’episodio è stato confermato dal Comune, ma dal Municipio fanno sapere che si è trattato di una rimostranza isolata.

“Ad esporsi pubblicamente è stata una madre, però anche altri due genitori non erano d’accordo”, dichiara Andrea Quaglietti. “Avevo portato mia figlia a questa iniziativa, ci siamo risentiti perché la lettura di questa favola non ci era stata annunciata precedentemente. Nessuno vuole discriminare, ma prima di affrontare questi temi è giusto mettere al corrente i genitori”.

“Nessuna crociata, né pregiudizio”, assicurano. Tuttavia “l’argomento ci è sembrato inadatto per piccoli di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni. Grave inoltre che il tutto sia avvenuto in un luogo pubblico”.

Ma qual è il contenuto di “Una bambola per Alberto”? Il racconto, scritto da Charlotte Zolotow e arricchito dalle illustrazioni di Clothilde Delacroix, viene così presentato dalla casa editrice Edt: “Alberto desidera una bambola, ma suo fratello e gli amici lo prendono in giro, e il papà gli propone trenini elettrici e palloni. Alberto gioca con palloni e trenini, ma continua a desiderare una bambola. Un giorno la nonna gli fa una sorpresa e gli regala proprio la bambola tanto sognata. Il papà è perplesso e la nonna gli spiega quanto sia importante e utile assecondare questo desiderio, che contribuirà a fare di Alberto un padre attento e sensibile. Un libro contro gli stereotipi di genere – si legge ancora – quelli che vorrebbero imporre giochi per femmine e giochi per maschi, cercando di correggere eventuali diverse e legittime aspirazioni; una bella figura femminile (la nonna) che si pone in ascolto del nipote e con naturalezza asseconda il suo desiderio”.

NOTA DI PIER PAOLO FLAMMINI, GIORNALISTA DI RIVIERA OGGI

Ero presente sabato scorso all’appuntamento di Nati per Leggere organizzato alla Biblioteca Comunale di San Benedetto. Ho avuto una posizione defilata rispetto alla lettura del libro “contestato”, “Una bambola per Alberto”, perché distratto da mio figlio.

Ci tengo a precisare come vengono organizzati gli incontri di “Nati per leggere”. Innanzitutto occorre prenotarsi. Le letture vengono fatte da volontari che dedicano il loro tempo gratuitamente a queste iniziative, leggendo ovviamente testi per bambini. Il tutto avviene con il supporto fondamentale degli addetti della biblioteca comunale. Non ho idea di come vengano scelti i libri (non è una critica). Ho partecipato diverse volte nell’ultimo anno a queste iniziative e a mio avviso si tratta di iniziative molto meritevoli.

Cosa è accaduto sabato 21 novembre. Tra i diversi testi letti (circa una decina) vi era anche “Una bambola per Alberto”. Prima della lettura, un genitore, tra i circa 30 presenti, ha chiesto alla lettrice di specificare meglio quali fossero i temi trattati nel testo. Cosa che è avvenuta, ma non giudicata sufficiente; la stessa mamma, infatti, ha richiesto ulteriori delucidazioni circa il testo in lettura. La lettrice cerca di fornire ulteriori approfondimenti, e ad una nuova richiesta di specificare meglio il senso del libro alcune delle lettrici volontarie hanno protestato, affermando, grosso modo: “Stiamo passando più tempo a spiegare il libro che a leggerlo” (una lettura è questione di 2-3 minuti, solitamente).

A quel punto si è creata un po’ di confusione, sia perché la mamma ha dichiarato esplicitamente che il libro contenesse riferimenti “gender” e che si “voleva tutelare i propri bambini dal subire una comunicazione su temi non desiderati dai genitori”. La mamma ha detto di aver già consultato il libro, mentre la maggior parte dei genitori ha protestato rispetto a quella interruzione e alla discussione che s’era creata di fronte ai bambini, spettatori ignari. I responsabili della biblioteca, devo dire, non hanno “cacciato” nessuno. Hanno piuttosto fatto presente che, se la lettura prospettata non fosse stata di gradimento, si poteva lasciare l’aula. Il che non significa “cacciare”: si è liberi di entrare come si è liberi di uscire. È stato anche detto che il giudizio sull’adeguatezza del testo, oltre che dei volontari e della biblioteca, poteva essere dato soltanto dai genitori presenti.

Fatto sta che il libro è stato letto. Lo ammetto, non ho seguito con l’attenzione che meritava la lettura del testo. Al termine della lettura l’applauso dei genitori è stato anche più forte del solito.

Non mi addentro sui contenuti del testo, sia per la superficialità del mio ascolto sia perché credo che certi risvolti psicologici siano competenti solo ad esperti del settore o degli addetti della biblioteca, se vorranno intervenire. Con la mia già accennata superficialità non ho ravvisato comunicazioni di tipo violento o subliminale verso i bambini. Il mio commento, semmai, può essere in qualità di osservatore dei nostri tempi, ovvero di una pervasività sempre maggiore del mondo adulto nei confronti dell’infanzia. Un tempo i bambini erano più liberi, e i genitori meno pressanti nei loro confronti, anche se il sistema della comunicazione era assai meno penetrante dell’attuale. Lady Oscar resta un cartone animato che abbiamo tutti amato, da bambini, e nessuna mamma si è mai sognata di criticarlo in quanto “gender”.

Ogni madre e ogni padre ha il diritto di tutelare i propri figli come meglio crede, e di denunciare eventuali abusi di qualsiasi tipo. L’infanzia prima di tutto. Potrebbe anche verificarsi che un genitore non desideri che siano lette fiabe nelle quali il lupo viene rappresentato come animale cattivo, per evitare che il proprio bimbo subisca l’emozione negativa di una figura rappresentata come violenta. Questo non significa però che la lettura di un libro (ce ne sono tantissimi, ovviamente) con il “lupo cattivo”, o anche simpaticamente “cattivone”, significhi che si vogliano instillare nei bambini dei sentimenti violenti. Ma qui la parola, pardon la “lettura”, passa agli esperti.

Magari un approfondimento dei responsabili della biblioteca sui temi sollevati da Quaglietti e dalla signora, potrebbe aiutarci a comprendere meglio. 

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