Una lunga lingua di cemento che va nel mare, il viaggio di andata è per accarezzare il mare unendolo magicamente al cielo. E’ sognante e si penetra a volte diventando un tutt’uno con esso.

Il viaggio di ritorno ti dà la possibilità di guardare la tua cittadina ed ammirarla quasi distaccato. In base alla luce e alle stagioni si notano cose piuttosto che altre, come le sue dolci colline e le punte del Gran Sasso che spuntano dietro come un gigante buono che ci osserva da lontano.

Il molo. Il molo un posto per me sempre mistico, il mio pensatoio ed il prolungamento dei miei stati d’animo. Bellezza pura ogni giorno diverso dagli altri, solitario grigio, mosso. Arrabbiato, baciato dal sole e dalla luna, sapiente e saggio, sbarazzino e leggero. Le stagioni fanno la differenza con colori e visibilità diverse come la vita tocca tutte le tonalità mai troppo uguale a se stesso, con i suoi gatti, le sculture (bellissime) e murales colorati.

Ai miei amici ho sempre detto che è il mio ufficio ed invito sempre tutti a calpestarlo dolcemente. Ma sono anche geloso e la parte che più vivo è in solitario al mattino molto presto, oppure al tramonto quando il sole dolcemente si nasconde dietro le colline. E’ lì con il silenzio ed il solo suono del mare che sogno di volare nel cerchio magico del gabbiano Jonathan.

Il molo. Un patrimonio che dovremmo preservare e migliorare.

Allora sogno un concertino a salutare il tramonto, un carretto di gelati, una poesia letta ad alta voce, una pavimentazione migliore e le luci che illuminano le sculture. E allora possiamo tornare tutti bambini e provare a camminare sugli scogli senza paura e liberi di vivere un luogo nostro di passione illuminante.

Scritto con la musica di Brian Eno: “Before and after science”

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