SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Casa. Il luogo che per antonomasia riconduciamo alla famiglia, agli affetti, ma anche alla sicurezza guardandola come un ambiente protetto e al riparo dai pericoli, quasi un fortino. E proprio di fortino parlò Ottavio Palladini nel giorno della sua presentazione alla stampa come nuovo tecnico dei rossoblu riferendosi all’intenzione di fare del “Riviera delle Palme” un luogo sicuro dove costruire le proprie vittorie e dove coltivare l’affetto più importante: quello con la tifoseria, che a San Benedetto ha avuto connotati di morbosità a volte ma che se coltivato con la giusta cura e dedizione può essere un’arma devastante che pochi possono sfoggiare. E non solo fra i dilettanti.

L’affetto dei tifosi però va conquistato e uno dei modi migliori per farlo è offrire loro un bello spettacolo sulle gradinate la domenica pomeriggio perché, checché se ne dica, il calcio rimane uno sport d’intrattenimento al netto delle professioni di fede incondizionata che taluni fanno. Quindi l’equazione è semplice: se mi offri uno spettacolo di alto livello ti ripago con un sostegno dello stesso genere. E questo Ottavio Palladini, cresciuto sull’erba del “Delle Palme”, lo sapeva bene così come sapeva, avendole osservate, le difficoltà che, specie tra le mura amiche, questa squadra aveva sotto la gestione di Loris Beoni. 

Delle qualità endemiche della rosa abbiamo ampiamente parlato così come abbiamo già parlato delle maggiori attitudini che la Sambenedettese ha quando si tratta di chiudersi e ripartire, attitudini che per contro portavano a soffrire quando c’era da fare, in casa soprattutto, la partita col rischio di prestare il fianco ai contropiedi altrui. Ovviamente tutto ciò spiega solo in parte l’andamento a dir poco altalenante dell’allenatore toscano perché alcune partite come quella col Monticelli o l’ultima, fatale per il tecnico, contro il Matelica sono difficilmente giustificabili con un mero discorso di tattica e portano con loro inevitabilmente delle riflessioni da fare sull’atteggiamento mentale. Accecati dalla tecnica e dalla tattica spesso ci dimentichiamo che il calcio è uno sport in cui l’aspetto mentale è determinante e fa tutta la differenza del mondo tra un campione e un dilettante e tra una squadra anonima e una vincente. Se l’approccio mentale non è curato al pari di quello tecnico-tattico o fisico, specie negli ambienti caldi e appassionati, quello che potenzialmente può essere il dodicesimo uomo in campo lo diventa comunque, ma per gli avversari.

Uno degli aspetti della nuova gestione Palladini, che in luogo dell’evidente solidità tattica acquisita, è più passato sotto traccia è l’aspetto mentale appunto. Le doti di motivatore dell’allenatore marchigiano infatti, al pari della sua “quadratura” e disciplina tattica, stanno facendo infatti la differenza, basti guardare la sicurezza con cui ha approcciato alla partita un ragazzo di appena 18 anni come Flavioni contro la Folgore. Quando si ha un gestore delle pressioni così poi tutto è più semplice e certe giocate riescono più naturali; non è un caso infatti che nel pomeriggio di domenica si sia vista una fluidità di gioco inedita fino ad ora e, a sprazzi, anche un gran bel calcio.

E se fino a questo punto il tifo sambenedettese, al pari di un marito con la propria metà, era riuscito a vedere la propria “moglie” tirarsi a lucido e mettere il vestito buono solo quando si usciva, in virtù di questa ritrovata tranquillità mentale, adesso può godersi una “donna” che ci tiene a farsi bella per chi la ama anche quando sta in casa.

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