GROTTAMMARE – Faccio fatica, come molti coetanei ma anche trentenni di oggi, ad associare San Martino, in particolare la Fiera di Grottammare, all’abuso di alcol. Non perché voglia essere, io, un censore dei brutti tempi moderni a confronto dei bei tempi andati. E non voglio addentrarmi in questo genere di confronti che poco interessano se non i facili moralisti. Ogni epoca ha i suoi malanni.

Il problema, nonostante i tentativi di limitare eventi estremi da parte dell’amministrazione comunale (effettivamente al peggio non c’è mai limite e il peggio non è nulla di irrimediabile, stavolta: una ragazzina di 17 anni portata al pronto soccorso per abuso di alcool, può succedere qualcosa di più grave e c’è da sperare di no), è che i giovani e i giovanissimi associano la Festa di San Martino ad una “Festa del Vino“. Insomma una sorta di “Bov Fint” novembrino, un’alba ferragostana, una notte bianca, una discoteca sulla spiaggia e via dicendo. Lì ci siamo abituati, certe cose ormai le mettiamo tutti in preventivo. Alla Fiera anche vedere pochi ragazzi ubriachi, ci lascia interdetti.

Per chi ha la mia età la Fiera di San Martino è invece impressa come una festa popolare, guardando le bancarelle, mangiando zucchero filato da bambino e un panino con la porchetta da ragazzo. San Martino non era trasgressione tanto che fatico ad ipotizzare ancora oggi che vi possano essere notizie in tal senso. Il giornalista di Riviera Oggi che era alla Fiera non aveva l’intento di raccontare nulla di choccante, pensavamo a qualche foto di rito e basta, come facciamo per gli eventi popolari.

L’altro giorno ho avuto notizia di un ragazzino di 16 anni che si esaltava perché “domani è San Martino” in un modo per noi non concepibile: è come se, d’improvviso, il pranzo di Natale o le fochere dell’Immacolata fossero momenti adatti per ubriacarsi. Non riusciamo a capirlo. Qualcuno si è anche stupito dei toni adoperati da alcuni genitori sulla pagina Facebook “Sei di Grottammare se…”; da ieri molti altri cittadini hanno commentato, qualcuno anche con toni poco o per nulla allarmati. Per quegli adulti, tuttavia, San Martino resta nell’immaginario come zucchero filato e palloncini, e non riescono a capire comportamenti tanto differenti.

L’edizione 2015 è alle spalle, fortunatamente senza conseguenze gravi (va anche riconosciuto che gran parte della Fiera si è svolta in un clima di serenità e in molti neppure si sono accorti dei ragazzi che s’ubriacavano). Per il 2016 c’è ancora molto tempo. Bisognerà capire in che modo la Fiera di San Martino è diventata attrattiva per chi cerca lo sballo e come recidere questo legame prima che nella percezione collettiva muti definitivamente la sua immagine, e sostanza.

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