SINDACO CHI? Mi sto rassegnando, non c’è niente da fare. I potenziali responsabili amministrativi della città di San Benedetto del Tronto si stanno dividendo la piazza e le adesioni del popolo come se fosse cosa scontata. È uguale per tutte le varie fazioni partitiche ma nel Pd si raggiunge il punto massimo.

Il merito in politica è veramente alla frutta. Altrimenti come si può dire “mi candido a sindaco” dopo che il loro principale rappresentante per ben dieci anni ha raccolto gaffe ma principalmente consensi negativi quasi all’unanimità. Anche da loro stessi (quando il capo non li vedeva e sentiva). Tanto che nessuno tra i 3/4 degli attuali pretendenti (così pare) ha avuto la sfrontatezza ma anche il coraggio di dire “intendo proseguire il percorso avviato da Gaspari nel 2006”. Non ci sarebbe stato nulla di male. Anzi.

Sarebbe sì stato un segnale di ‘mancata vergogna’ ma sempre meglio che comportarsi da opportunisti-traditori di una conduzione politico-amministrativa che continua tuttora seppur con un distacco (nessuno nomina Gaspari e tanto meno lo prende ad esempio) che sta facendo ridere una grandissima parte di cittadini sambenedettesi, che loro però continuano a trattare come marionette. Quelle comprate con il solito becero clientelismo, e quelle ritenute incapaci di intendere e di volere. Proprio come le marionette che si muovono perché attaccate ad una serie di fili e non al loro cervello.

Vi starete chiedendo: se sono rassegnato perché continuo a ripetere le stesse cose? Per due motivi, il primo perché la speranza non deve mai morire, il secondo perché un ‘martellamento’ contrario qualche mente può ancora aprirla.

Insomma, a tempi largamente scaduti, il comportamento di Margherita Sorge, del super pentito Fabio Urbinati, dell’indecifrabile Tonino Capriotti, del parente alla lontana (diciamo un ‘cugino’ in seconda di Gaspari rispetto ai ‘fratelli’ Sorge e Fanini) Antimo Di Francesco, è oggi evidentemente equivoco. Chi più (Sorge e Urbinati), chi meno (Di Francesco). Restano però attaccati alla bandiera del Pd. Perché?

Sono ancora convinti (io mi auguro fortemente che non sia così) che un Partito, magari ben strutturato, sia ancora il miglior bacino di voti, indipendentemente dalle capacità personali, le uniche che dovrebbero contare in situazioni simili.

Mi dispiace per Di Francesco, un bravissimo ragazzo che non ha però ancora nel dna il coraggio del vero leader. Dovrei dire mi dispiace anche per Paolo Perazzoli, il cui passato di sindaco non è stato entusiasmante, ma adesso è lui che non ho incluso nei 3/4 perché è stato l’unico a condannare pesantemente, con la valida collaborazione della consorte Loredana Emili, l’operato dell’amministrazione Gaspari. Motivo per cui, porsi come alternativa ad un passato così inconcludente e ricco di errori, ci sta tutto. Se poi, una volta eletto, metterà a frutto tutte le sue esperienze, principalmente quelle negative, la sentenza la daranno i soliti posteri.

Insomma i presupposti per la candidatura ci sono. Per gli altri mi auguro che smentiscano le mie ‘maldicenze’ con spiegazioni esaurienti nei loro discorsi e confronti elettorali pre-primarie, mettendo al bando clientelismi e promesse da marinaio. Visto anche che, non soltanto i militanti del Pd, potranno dire la loro.

Detto del Partito Democratico, passo agli altri concorrenti. In tanti vorrebbero diventare sindaco di San Benedetto del Tronto ma, contrariamente a quanto leggo, il problema di un fronte compatto non dipende dalla loro, più o meno grande, litigiosità bensì dalla mancanza di una personalità emergente e, aggiungerei, con il carisma giusto e necessario. Tra tanti “pari grado” o quasi, è normale che accada quello che sta accadendo.

Mi riferisco principalmente al cosiddetto centrodestra mentre nel M5S l’handicap è di natura diversa. Stanno vivendo male il problema della primogenitura o meglio della pretesa che l’essere scesi in campo per primi a San Benedetto dia diritto ‘per legge’ ad un ruolo importantissimo senza avere all’interno, e senza guardare all’esterno, persone in grado di tramutare in pratica amministrativa il loro verbo (quello imposto giustamente da Grillo e Casaleggio). Non per colpa loro ma perché nessuno nasce ‘imparato’ come dimostrano alcune cadute di stile di suoi rappresentanti, giovani e meno giovani.

L’altro deterrente del Movimento grillino riguarda alcune regole. Si disse qualche tempo fa che non può candidarsi a sindaco chi non risiede a San Benedetto ma magari a Grottammare. Nessuno dei 5Stelle smentì. Un dicktat che generò grandissima perplessità. Per fortuna non è così, i paesi limitrofi sono esclusi dalla ‘regola’.

Ne voglio raccontare un’altra, anche se mi riguarda personalmente: durante l’incontro “A cena con Riviera Oggi” un mio ‘fan’ (Elio Core) disse ad un’attivista del M5S che un loro candidato sindaco potevo essere io. Lo riporto soltanto per la risposta che ottenne: “Per il M5S i giornalisti non possono  diventare sindaci, quindi nemmeno candidarsi”. A me sembrò una stupidaggine e una grave discriminazione.

Non per un mio interesse personale (non ho più l’età oltre all’esperienza necessaria per un incarico così importante) ma solo per curiosità, mi piacerebbe che qualche componente il M5S mi fornisse chiarimenti e motivazioni. Se Core non ha capito male.

Conclusione: il cielo, per i cittadini sambenedettesi, non è ancora blu.

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