Dal numero 1052 di Riviera Oggi, in edicola.

L’idea aveva cominciato a balenargli nella mente più di un anno fa. Un gioco, una suggestione, una provocazione. Poi tutto ha preso un’altra piega, grazie anche ad un Pd che nel frattempo non riusciva a mettere in piedi una nuova classe dirigente capace di raccogliere l’incandescente testimone dalle mani di Giovanni Gaspari.

Paolo Perazzoli tenterà nuovamente la scalata al Municipio, ventidue anni dopo la prima volta. Come un film lasciato in pausa, mentre tutto attorno scorre inevitabilmente.

Lo scorso 31 ottobre, durante la presentazione della candidatura alle primarie, tante erano le teste bianche, diverse le rughe, pochissimi i giovani.

Per lui 42 anni ieri, 64 primavere oggi. Da una parte prevale il lato romantico che segna tutti i ritorni di fiamma, dall’altra non può non prendere il sopravvento il senso di forte stagnazione e mancato rinnovamento della classe politica.

Perazzoli, a cui va riconosciuta onestà intellettuale, ammette il corto circuito: “Se sono ancora qui è perché chi mi ha succeduto ha fallito”. Riferimento a Martinelli, ma soprattutto ai due lustri targati Gaspari. Un suo ‘delfino’, uno del suo partito, uno sostenuto in occasione della sua rielezione del 2011 e abbandonato al suo destino alla fine dell’anno successivo.

Se Perazzoli è di nuovo in campo è però colpa di nuove leve incapaci di imporsi e conquistarsi un loro spazio. L’ex sindaco trova di fronte a sé una strada deserta per mancanza di alternative, fatta eccezione per Margherita Sorge, che comunque incarna la continuità coi mandati ‘gaspariani’.

In cinque anni manco uno dei consiglieri comunali ha spiccato per carisma. Anzi, ci si è impegnati ad allontanare chi possedeva personalità, perché meno erano i sussulti e più erano le possibilità di garantirsi un futuro politico.

Se nessuno, tranne Perazzoli, riesce a identificare la discontinuità con questa amministrazione, non è nemmeno colpa dell’attuale primo cittadino che, seppur con i suoi enormi difetti, di certo non ha tenuto in ostaggio la sua maggioranza. C’è stata l’occasione per alzare la voce, per dissentire, per controbattere. Quando è accaduto è stato solo per la strenua difesa del proprio orticello.

Perazzoli si è autodefinito “l’usato sicuro”, in compenso i suoi detrattori sono pronti a rispolverare l’etichetta che già fu di Fanfani: “Il Rieccolo”. Messaggi tutt’altro che rassicuranti per i paladini del “largo ai giovani”. Ma siamo sicuri che i ‘rottamatori’ (non per forza renziani) escano da questa esperienza con la coscienza pulita?

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