SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Saranno primarie aperte a tutti, con la possibilità di effettuare il terzo mandato a sindaco, a patto che non sia consecutivo ai precedenti. Il regolamento, in fase di definizione, verrà presentato entro dieci giorni, ma nel frattempo da casa Pd piovono le indiscrezioni.

Le indicazioni giungeranno dalla direzione regionale, che ha istituito un tavolo ad hoc composto dal vicesegretario Valerio Lucciarini e dai segretari provinciali.

Non ci sarà un coinvolgimento limitato ai tesserati, reso impossibile dalla partecipazione alla gara degli altri partiti della coalizione, che non potrebbero contare su un uguale bacino di iscritti.

Per la raccolta firme ci si dovrebbe affidare alle disposizioni dello statuto nazionale. Questo impone un numero di adesioni pari al 20% sul totale iscritti, o del 35% dei componenti dell’assemblea. Calcolatrice alla mano, a San Benedetto ne basterebbero 84 nel primo caso e 17 nel secondo.

La data di svolgimento non oltrepasserà la metà di febbraio, con l’ipotesi di election-day il 7, in concomitanza con l’appuntamento milanese. Rimane l’incognita del ballottaggio.

Non esiste e non verrà posta l’incompatibilità tra il ruolo di candidato e la carica di segretario provinciale. Antimo Di Francesco, qualora si presentasse, non sarebbe pertanto costretto a dimettersi.

Infine, smentita l’esistenza di veti nei confronti di chi si è dissociato dall’operato dell’amministrazione uscente. Un argomento spesso utilizzato dai partiti di maggioranza contro Paolo Perazzoli, che comunque dovrà aderire – assieme agli altri contendenti – alla piattaforma programmatica stilata dal direttivo sambenedettese.

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