Pesantissime le accuse di Ignazio Marino nella conferenza stampa che ha tenuto alle ore 18.

Marino, oltre ad aver elencato i meriti del suo mandato (elementi che sono al vaglio dei cittadini romani e nessun altro), ha parlato apertamente di un attacco alla democrazia. Ha detto in apertura che “ancora una volta gli eletti devono ratificare decisioni prese nelle segrete stanze” alludendo ai consiglieri comunali che hanno obbedito agli ordini del povero Orfini e di Renzi dimettendosi piuttosto che sfiduciare in consiglio comunale il sindaco.

Marino è stato messo nella condizione, da parte del povero Orfini e dell’effimero Renzi, troppo ingenuamente proni all’assetto di potere che loro detta le azioni, di passare interamente alla parte della ragione.

Tre sole considerazioni:

a) istituzioni che non hanno alcun rapporto con gli elettori romani, come la segreteria nazionale del Partito Democratico incarnata, in un eccesso di potere, nella figura del Presidente del Consiglio, hanno la forza di imporre a consiglieri legati da un voto cittadino le decisioni da prendere. 

b) mentre Renzi e il povero Orfini si comportano come centralisti (anti)democratici, il sistema della comunicazione sta vent’anni avanti ai due ingenui figlioli che usano i tweet ma non il cervello necessario a restare indenni dal fango che schizzano. Quello che è accaduto a Marino, fino a qualche anno fa, sarebbe stato derubricato pubblicamente ad una giusta defenestrazione di un incapace, folle e magari mariuolo. Ma non ci se la fa più. Non ci interessa farne un santo, se lo è o non lo è non ha alcuna importanza. Se in tanti, scrivente compreso, non sono più portati per il naso così facilmente, è perché il sistema dei media tradizionali non è più in grado di disegnare scenari credibili pur quando si impegna massicciamente e all’unisono per renderli tali. Non ci crede più nessuno. Il potere, inteso in senso pasoliniano dato che siamo a 40 dall’omicidio dell’intellettuale friuliano, sta perdendo, lentamente certo, la capacità di imporre una verità-unica. Questo impone semmai la necessità e difficoltà di radunare la frammentazione delle verità in un sistema di contro-potere alternativo ed efficiente politicamente (dovremmo parlare del M5S…)

c) Il “golpe di Roma” lamentato giustamente da Marino, coi consiglieri che vanno dal notaio anziché in consiglio comunale, è una accelerazione bambinesca di Renzi e del povero Orfini, ma non è un unicum. E’ invece una prassi barbara dei poteri partitici in tutte le giunte italiane di un certo rilievo. Qui in provincia sono i potentati provinciali, regionali e parlamentari che muovono le loro pedine per rinnovare sempre una corazza che contiene le stesse ricette. I sindaci devono portare ceri e riconoscenza, altrimenti subiscono le stesse ritorsioni di Marino. E attenzione a pensare che il “golpe di Roma” sia un unicum anche come dimensione territoriale. In Europa stiamo assistendo a continui “golpe bianchi“, con i carri armati in mano alla finanza internazionale e governi sostituiti, sospesi o negati solo sulla base dei desiderata sovranazionali. Esattamente come a Roma. Italia, Grecia e per ultimo il Portogallo sono gli ultimi esempi della democrazia negata, caro Marino. Quindi benvenuto tra coloro che si sono svegliati ma, a lui e a tutti i sofferenti di gastrite che fortunatamente ci sono anche nel Pd, c’è da chiedere una svegliata sonora e collettiva. Troppo facile aprire gli occhi quando si viene “accoltellati”. I coltelli vanno sfilati prima che vengano usati; e adesso, metafora per metafora, siamo al bombardamento, Ignazio.

E infine, per chi minimamente conosce la politica dei capibastone che si agitano un po’ dappertutto. Sono persone invidiose, cervellotiche, attentissime ai dettagli che altri non osserverebbero. La colpa principale di Marino è di non essere della scuderia di Renzi, e di non diventarlo mai per indole poco politica. Ad eccezione di Piero Fassino, che a Torino comunque gioca il suo tramonto politico e non è un volto vendibile nuovamente al grande pubblico delle tv, dei social e delle foto-spin, Marino era l’unico sindaco di una grande città che, in caso di successo personale, poteva diventare una alternativa interna a Renzi su scala nazionale. Addirittura un punto di riferimento per la minoranza Pd. Distruggere Marino, in questo momento, significa distruggere ipotesi di antirenzismo ai vertici del partito e terminare la “mutazione genetica”, come dicono molti oppositori del Pd, del partito verso un partito di populismo centrista quale oramai è a tutti gli effetti. 

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