Dal numero 1050 di Riviera Oggi, da lunedì prossimo in edicola.

Quando in “Ritorno al futuro” Marty McFly vola dal 1985 al 1955 si accorge che Goldie Wilson, sindaco della sua città, all’epoca non era altro che un inserviente sfruttato e sottopagato del Lou’s Bar.

Fortuna ha voluto che la celebre trilogia di Robert Zemeckis fosse ambientata negli Stati Uniti, perché se Michael J. Fox avesse poco poco approfondito l’evoluzione della politica sambenedettese, si sarebbe trovato di fronte agli stessi nomi, alle stesse facce e alle stesse ambizioni. Altro che scalata sociale.

Noi, che non siamo Doc Brown e non abbiamo inventato la mitica DeLorean, vi consentiamo ugualmente di compiere lo stesso salto temporale, per la precisione al 1983, anno di elezioni comunali a San Benedetto. Purtroppo senza troppe sorprese.

Bernardo Speca, primo cittadino uscente, sarebbe stato nuovamente nominato dal Consiglio, visto che sindaco e giunta venivano selezionati dai componenti dell’assise. L’elezione diretta degli amministratori locali sarebbe divenuta realtà solo dopo due lustri.

I sambenedettesi furono chiamati al seggio il 26 e 27 giugno. Roma era in festa per il secondo scudetto giallorosso, i giornali pubblicavano le foto di Emanuela Orlandi – scomparsa nel nulla da quattro giorni – e le radio trasmettevano “Vamos a la playa” dei Righeira.

Alle urne si imposero i comunisti col 34,8% delle preferenze, che si aggiudicarono 15 seggi, tallonati dalla Democrazia Cristiana al 32,2 (14 seggi). Terzo il Partito Socialista con il 13,4% e 5 poltrone conquistate, seguito dai Repubblicani (7,9%, 3 seggi) e dal Partito Socialista Democratico (6,5% e 2 posti nell’emiciclo). Un seggio infine al Movimento Sociale grazie al 4,2% dei consensi, mentre rimasero a bocca asciutta i Liberali (per loro solo l’1%).

È nel Pci che riscopriamo la vera essenza del ‘gattopardismo’. Nel listone marchiato dalla falce e martello spiccavano infatti quelli che nel terzo millennio inoltrato sono un sindaco uscente, un papabile cavallo di ritorno e uno che a candidarsi nel 2016 ci ha pensato fino alla passata estate. Tradotto: Giovanni Gaspari – appena 24enne che raccolse 315 voti – Paolo Perazzoli (698) e Pietro Colonnella (772). Solo gli ultimi due vennero promossi, assieme all’ex assessore regionale Gino Troli (747 preferenze), all’inventore di Scultura Viva Piernicola Cocchiaro (508), l’attuale dirigente comunale Renata Brancadori (571) e Pietro Paolo Menzietti, futuro onorevole e recordman con 2988 adesioni.

Tra i Socialisti – manco a dirlo – compariva Leo Sestri, che vanta il curioso primato di essere stato assessore nelle ultime tre amministrazioni, di qualsiasi colore fossero. Nell’83 però non gli andò un granché bene: per lui 166 voti.

Ne raggranellò dieci in più, tra le fila del Movimento Sociale, Vincenzo Amato. Il commerciante di Via Montebello non ha mai mollato la politica attiva, tanto che nel 2011 corse in sostegno di Bruno Gabrielli col Popolo della Libertà.

E che dire di Nicolino Piunti, presidente dimissionario del quartiere San Filippo Neri? Lo storico militante berlusconiano, vicino alla candidatura con Forza Italia, trentadue anni fa scese in campo con il Psdi con un risultato non proprio entusiasmante: 24 preferenze.

Tra le curiosità, si segnalano le performance del giornalista Pasquale Bergamaschi nel Pci (350 consensi) e dell’imprenditore turistico Sandro Assenti (118 voti nel Pri).

L’affluenza ai seggi in quel caldo giugno di pieni anni Ottanta si attestò al 91%, pari a 32.311 votanti su 35.468 aventi diritto. Nulla a che vedere con il 70,16% del 2011 (27.855 su 39.697). Se cercavamo una metamorfosi, l’abbiamo trovata nell’astensione.

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