Dal numero 1049 di Riviera Oggi, in edicola.

Cosa hanno in comune Alessandro Di Battista, Roberta Lombardi e Riego Gambini, oltre al fatto di essere (o essere stati) collegati al Movimento Cinque Stelle? Apparentemente nulla, ma basterebbe attivare la memoria per accorgersi che in realtà i tre sono più vicini di quanto si pensi.

Ad unirli c’è lo statuto del Movimento, che impedisce a politici eletti in un determinato contesto di saltare su un’altra poltrona nel corso del mandato. “E’ una questione di serietà – ha spiegato più volte Luigi Di Maio – se vieni votato da una parte, devi lavorare lì per realizzare il programma elettorale”.

Riego Gambini si dimise nel dicembre 2013 da consigliere comunale sambenedettese. Motivi familiari – e non politici – lo costrinsero ad abbandonare l’assise, lasciando il posto a Giovanni Marucci. Passati quindici mesi, lo stesso Gambini ha tentato l’esperienza in Regione, tuttavia una presunta segnalazione allo staff di Grillo lo mise fuori gioco.

Oggi l’identica norma investe i parlamentari grillini, entrambi in lizza per la scalata al Campidoglio. I diretti interessati continuano a respingere gli inviti alla discesa in campo, eppure sono in molti a sperare che si possa compiere uno strappo alla regola, in virtù di sondaggi elettorali che danno i pentastellati in netto vantaggio sui partiti rivali. E chi meglio di un personaggio popolare e conosciuto può puntare alla vittoria?

Osservazioni legittime. Quando un treno passa va preso al volo e non è detto che sia concessa una seconda opportunità. Ma cosa resta a quel punto del concetto di coerenza?

Se è vero che di intransigenza si muore, non va sottovalutato un altro rischio: quello di generare, con una modifica allo statuto, figli e figliastri. Per i Cinque Stelle si tratta di una prova del nove.

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