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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dal primo articolo nel 1979 a oggi ne è trascorso di tempo, anni che hanno reso Sandro Benigni uno dei più esperti dello sport rivierasco a 360°, grazie alla sua preparazione e alla sua passione. “A sedici anni scrissi il mio primo pezzo per un giornale che usciva allo stadio, si chiamava ‘Forza Samb’. Era un’intervista a un giovane attaccante rossoblu, Marco Romiti, il quale aveva segnato a Cagliari – ricorda Sandro – nel 1979 iniziai a occuparmi di sport anche per una radio di Porto d’Ascoli, ‘Radio Life’, seguivo il calcio di serie A”. Nello sport ha ricoperto qualsiasi ruolo: giocatore, arbitro, allenatore, istruttore, dirigente, fino a diventare l’attuale presidente di una squadra di pallavolo di Porto San Giorgio, la Volley Angels Project. Oltre a ciò, Sandro Benigni racconta lo sport sui giornali ed è il presentatore degli spettacoli e dei saggi di molte società, nonché delle rassegne sportive organizzate dall’ufficio sport del Comune: “È una grande fortuna, perché tutto questo mi permette di accrescere la mia cultura sportiva”.

Sandro, come ti sei appassionato allo sport?

“Praticandolo: basket, pallamano e pallavolo, quest’ultima anche a buoni livelli. Inoltre, all’oratorio dei Sacramentini giocavo a calcio in porta e con la squadra della scuola facevo qualche partita da portiere, ma, avendo gli occhiali, dovetti arrendermi e smettere, nonostante mi dicessero che ero bravetto. Mi sono appassionato allo sport anche guardandone tanto negli stadi e nei palazzetti, non in tv. Ho visto partite di rugby, pallamano, hockey a rotelle, beach soccer, calcio a cinque, tennis, tennis tavolo, e oggi sono in grado di fare telecronache e radiocronache di tutti questi sport, avendo compreso anche il regolamento e i dettagli tecnici. Un consiglio che do ai colleghi più giovani è proprio questo: andate a vedere tutti gli sport e fatevi una cultura ampia, avete solo da guadagnarci”.

Qual è la situazione attuale dello sport in Riviera, soprattutto di quelli minori?

“Direi buona per gli sport individuali, migliorabile per gli sport di squadra, fatta salva qualche eccezione, come il beach soccer, il tennis tavolo o il rugby. Purtroppo il momento attuale non è molto favorevole al sacrificio, tanto meno a quello di gruppo. La mentalità è quella di emergere e sopraffare il prossimo, raramente quella di collaborare per ottenere buoni risultati tutti insieme”.

Com’era invece in passato?

“Migliore come mentalità, tanto che abbiamo avuto squadre che hanno militato in campionati molto importanti. Peggiore come impianti, visto che ce n’erano pochi ed erano spesso inadeguati”.

Cosa si potrebbe fare per valorizzare di più gli sport minori al livello locale e quale secondo te meriterebbe maggiore visibilità?

“Permettere agli istruttori di molti sport meno praticati di entrare di più nelle scuole e di collaborare con i docenti. Ma ho comunque dubbi che questo possa dare buoni risultati, vista la scarsa voglia di mettersi in gioco di molti giovani. Tanti sport meriterebbero maggiore visibilità, specialmente sui media, ma penso che rispetto al passato ci sia comunque più attenzione. Forse sarebbe utile che le società si dotassero di addetti stampa professionali, così da fornire notizie sulla propria attività sportiva in modo costante e preciso. Ci guadagnerebbero tutti: i media, che avrebbero materiale in più su cui lavorare, e le società, che, avendo più visibilità, riuscirebbero ad attirare nuovi allievi e sponsor”.

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