SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ma questi programmi elettorali, che i candidati sindaco e le loro coalizioni presentano con appesantita competenza e poi confluiscono nei programmi di mandato approvati dal Consiglio Comunale, come vengono scritti?

Vi presento la mia esperienza di giornalista, che ha seguito oramai un numero considerevole di campagne elettorali municipali, in diversi comuni e ovviamente anche a San Benedetto, dove si voterà nel 2016.

Ovviamente alcuni punti dei programmi caratterizzano la comunicazione politica elettorale: scrivere di volere realizzare un Piano Regolatore o un nuovo lungomare è un impegno concreto e serio. Questo non significa che verrà realizzato. Cinque anni fa fui tra i promotori di un progetto Wiki rispetto ai programmi e promesse elettorali dei vari candidati (clicca qui). Tuttavia i candidati hanno la promessa facile, lo abbiamo visto poche settimane fa quando l’assessore Sestri ha tranquillamente affermato il contrario rispetto a quanto emerso dai numeri che lui stesso millantava come prova delle sue affermazioni (clicca qui).

La realtà è questa: in campagna elettorale conviene “sparare” sia per iscritto (nei programmi) che nelle dichiarazioni, perché la maggior parte dei cittadini fatica a verificare quanto, poi, nei cinque anni seguenti, corrisponderà a verità e quanto a speculazione. Le opposizioni, i giornalisti, i cittadini avranno difficoltà a ricordare tutto e anche la consapevolezza che il mancato mantenimento delle promesse elettorali è secondario rispetto ad una serie di attività paesane che pagano sempre. Presenziare da amicone ad una festa di quartiere porta più voti che rispettare gli impegni solenni promessi. “La gente dimentica”, e lo sanno.

Ma appunto, come vengono scritti questi programmi?

Cinque anni fa un consigliere candidato in uno dei due schieramenti più grandi, imprenditore turistico, venne interpellato dal proprio segretario di partito su cosa sarebbe servito alla città in ambito del turismo. Lui, come chiesto, scrisse una decina di righe in proposito. Quelle righe, pari pari, divennero parte del programma elettorale per il turismo. Nessuno le aveva modificate, corrette, contestate; in molti probabilmente neanche l’avevano capite; né lette. Nessuno ha verificato se siano stati compiuti passaggi positivi in quel senso, o se sia rimasto lettera morta. Ma erano dieci righe ben spendibili e che esentavano confronto, analisi, studi. Il copia&incolla, il vinci-facile.

I programmi elettorali di questo genere sono sostanzialmente carta straccia che non vale la pena considerare. Non c’è nessuna connessione tra la loro redazione e le volontà della cittadinanza, se non per alcuni aspetti, come scritto sopra.

Occorre quindi un nuovo modello concettuale sia nella definizione dei programmi elettorali che poi nella loro attuazione. 

In questo articolo precedente avevo dato alcune indicazioni.

Nel successivo (terza parte) entreremo nel merito.

 

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