SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Rinviare le primarie al 2016. In un Pd già tormentato da liti intestine e malumori dei partiti alleati, la nuova polemica potrebbe innescarsi sulla scelta della data delle consultazioni nel centrosinistra.

Paolo Perazzoli e la corrente renziana chiedono di copiare Milano, che ha scelto come giorno il 7 febbraio. In questo modo ci sarebbe più tempo per definire linee programmatiche e alleanze, senza dimenticare la spinta mediatica che l’appuntamento lombardo regalerebbe alla città picena.

“In un partito normale il programma dovrebbe già esserci”, punge il consigliere regionale Fabio Urbinati. “Non è detto che le primarie si svolgano a dicembre, i tempi stringono”.

Lo segue a ruota l’ex sindaco: “Bisogna stilare il regolamento, vanno raccolte le firme per i candidati e va concesso il tempo per la campagna elettorale. Se davvero la segretaria vuole votare ad inizio dicembre, occorre darsi una mossa”.

La convinzione è che tutto venga posticipato al termine delle festività natalizie. Motivo per cui si torna a spingere sull’ipotesi di febbraio. “Propendiamo per un doppio turno con uno sbarramento da decidere assieme, che potrebbe essere fissato al 40%”, prosegue Urbinati.

Alla lunga lista di candidati si potrebbe presto aggiungere il segretario provinciale Antimo Di Francesco. Ipotesi che non entusiasma né Perazzoli, né Urbinati: “La sintesi sulla sua figura non è realizzabile. Le primarie si possono evitare se i ¾ dell’Unione convergono su una persona e non ci sono le condizioni. Qualora si presentasse, commetterebbe un grave errore politico. Le primarie sono rischiose, se perde cosa fa? Si preclude altre opportunità politiche. E’ altamente probabile che arrivi terzo o quarto”.

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