PESCARA – Con l’operazione condotta nella mattinata del 7 ottobre, è stato di fatto interamente “congelato” l’impero economico creato nell’arco di un decennio di attività criminose dall’imprenditore pescarese Mauro Mattucci. Secondo i finanzieri era il dominus indiscusso di un sodalizio criminale operante in Abruzzo e diverse regioni italiane (tra cui le Marche nella zona del Fermano) nel settore dell’edilizia e del recupero di rottami ferrosi.

Le indagini eseguite dalle Fiamme Gialle di Pescara, delegate dalla locale Procura, hanno permesso di accertare come Mattucci (utilizzando una fitta rete di società) abbia posto in essere in maniera scientifica e ripetuta condotte penalmente rilevanti in spregio a qualsiasi regola fiscale, societaria e di mercato (ha violato quasi tutte le norme in materia penale-tributaria) realizzando truffe aggravate in danno di Istituti di Credito. Conseguendo un profitto complessivo in danno dell’Erario per un ammontare stimato in circa 100 milioni di euro.

L’attività investigativa ha permesso di delineare compiutamente il seguente schema fraudolento utilizzato in modo sistematico e spregiudicato dall’imprenditore pescarese e dai suoi sodali per conseguire i propri intenti criminali:

Creazione o acquisto di una società “pulita”, alimentando e favorendo relazioni con clienti, fornitori ed ambiente economico di riferimento, grazie alle quali ottenere aperture di linee di credito presso Istituti bancari;

Ad attività ben avviata, annotazione di fatture false, emesse da società del gruppo Mattucci o sulle quali lo stesso aveva di fatto un’influenza dominante, per azzerare il carico fiscale (Iva, Ires, Irpef, contributi, Irap);

“Svuotamento” della società mediante cessioni di rami d’azienda, di quote sociali e/o azioni, scissioni e compravendite immobiliari, in favore di altre società del gruppo create all’occorrenza ovvero già esistenti (good company). L’operazione vanificava così eventuali iniziative di recupero da parte di creditori, banche e Fisco. Ovviamente Mattucci, prima di procurare il depauperamento, usciva formalmente dalla compagine societaria;

Distribuzione dei proventi a se stesso ed ai sodali, sotto forma di compensi erogati in forza di falsi contratti di lavoro dipendente o di consulenza. Con tale espediente venivano drenate risorse finanziarie al netto delle imposte, in quanto formalmente già tassate in capo alla società che eroga la retribuzione;

Debito fiscale che tuttavia veniva neutralizzato per effetto delle compensazioni operate grazie a crediti Iva fittizi, costituiti a monte con la registrazione di fatture per operazioni inesistenti;

“Rottamazione” del soggetto economico ormai in insolvenza (divenuto bad company), spesso affidato ad un prestanome e trasferito all’estero.

Evidenti, anche, le conseguenze del complessivo meccanismo fraudolento:

Mattucci ed i suoi sodali potevano ostentare tranquillamente una elevata capacità contributiva, in quanto per l’Erario avevano regolarmente assolto alle rispettive obbligazioni tributarie, percependo redditi di lavoro dipendente soggetti a ritenuta alla fonte;

Lo Stato nulla incassava, in quanto le società che erogavano i compensi non versavano le ritenute, avvalendosi dei crediti creati appositamente con le fatture false;

Le società gestite dall’associazione a delinquere, alimentate e sostenute dall’indebito vantaggio fiscale, continuavano a proliferare inquinando il tessuto economico dei vari contesti ambientali;

Le società “rottamate” venivano svuotate a grave danno delle banche e dei creditori, sempre a vantaggio del gruppo Mattucci.

Il nome dell’operazione “Banco–Matt” scaturisce proprio dalle modalità operative appena descritte, in quanto il Mattucci utilizzava le società distraendo a suo piacimento beni e liquidità, quali fossero dei veri e propri “bancomat personali”. La definizione del quadro indiziario, che ha richiesto l’esecuzione di articolati atti investigativi, intercettazioni telefoniche, perquisizioni, assunzione di testimonianze (anche da aderenti al sodalizio criminale) ha permesso di ricostruire l’intero sistema di frode attuato mediante un reticolo di oltre cento società, di quantificare in oltre 500 milioni di euro le false fatture emesse ed utilizzate, di accertare un danno per le casse dello Stato di circa 100 milioni di euro.

All’esito del lavoro svolto dalle Fiamme Gialle, il Gip presso il Tribunale di Pescara ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Mauro Mattucci e Antonio Gentile e di arresti domiciliari nei confronti di altri dieci responsabili (Carla Cameli, Capurri Giuliano, Ciferri Paolo, Di Giandomenico Alberto, Di Luca Nando, Gismondi Nazareno, Lighezolo Valletta Valerie Laurence, Martini Lara, Misso Vincenzo e un cittadino straniero). Con lo stesso provvedimento è stato disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente delle disponibilità liquide, dei beni mobili ed immobili e delle quote societarie nella disponibilità degli indagati, sino all’ammontare complessivo di euro 97.074.415,88.

L’esecuzione del provvedimento ha visto impegnati oltre cento uomini della Guardia di Finanza che hanno operato in Abruzzo, Marche, Lombardia, Trentino Alto Adige, Sardegna, Umbria, Lazio, Campania e Puglia. Setacciati tutti gli istituti di credito e le compagnie di assicurazioni sul territorio nazionale presso i quali sono stati bloccati 284 conti correnti, 57 depositi titoli e 3 cassette di sicurezza. Il vincolo ha poi colpito 107 immobili. Sono state, infine, sequestrate quote di 56 società affidate in custodia giudiziale ad amministratori nominati dall’Autorità Giudiziaria.

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