SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riportiamo e pubblichiamo un comunicato, giunto in redazione, del Comitato di Quartiere Marina di Centro e i parrocchiani della Cattedrale Madonna della Marina:

“A seguito delle decisioni prese dalla Curia Vescovile Diocesana inerenti il trasferimento di alcuni sacerdoti da una parrocchia all’altra, e il conseguente spostamento che ha coinvolto il Parroco della Cattedrale Madonna della Marina don Armando Moriconi, il comitato di Quartiere e la comunità parrocchiale intendono con il presente comunicato manifestare tutta la loro delusione e rabbia. Premesso il fatto che non è compito dei cittadini decidere e/o poter condizionare la vita ecclesiatica dei sacerdoti, è pur vero che non si può negare l’evidenza dei fatti né tantomeno impedirci di commentarli o di dare suggerimenti.

Da quando Armando, o il Don, perché per noi questo è, ha assunto il ruolo di guida di questa comunità parrocchiale, la stessa è tornata a rivivere. C’è stato un innegabile aumento delle presenze durante le messe domenicali, così come è aumentato il coinvolgimento di adulti e ragazzi nella vita e nelle attività della parrocchia. Per noi del comitato poi, il Don non è mai stato un’entità con cui doversi relazionare in maniera formale, ma un amico e un collega che non ci ha mai fatto mancare il suo aiuto, materiale e umano.

Armando è arrivato perché dalla Curia era stato deciso così. Ha svolto il suo lavoro in maniera ottima e ora non si capisce perché se ne debba andare. E’ come se una grande multinazionale (la Curia) avesse mandato presso una sua filiale (la Parrocchia della Madonna della Marina) un suo dipendente a ricoprire il ruolo di direttore generale. Nel corso degli anni questo dipendente ha aumentato i fatturati (presenze in chiesa e vita della comunità parrocchiale rifiorita), ha massimizzato il lavoro  e i ricavi con le risorse a disposizione e ha portato la sua filiale a toccare il livello dell’eccellenza. Qual è quella multinazionale che lo licenzierebbe per sostituirlo? Sarebbe una cosa da pazzi!

Sappiamo benissimo che i sacerdoti sono votati all’obbedienza, e come un esercito di generali si mettono in viaggio per raggiungere le loro truppe e guidarle. Ecco, noi ci sentivamo truppa, e con Armando alla guida sapevamo dove andare e cosa fare. Si era creato un connubio fantastico difficilmente ricreabile. Ma si sa, i generali sono generali e hanno l’obbligo di dire sempre signorsì, perché danno il buon esempio, mentre capita spesso che le truppe mugugnino e abbiano da ridire, convincendo a volte il loro capo dello sbaglio fatto. Allora perché in queste situazioni non si dà ascolto alla voce dei soldati che molto spesso per il loro generale farebbero di tutto?  Caro Vescovo, anche noi come i sacerdoti siamo soldati di Cristo (non ci dite così nell’impartitci il Sacramento della Confermazione?) e non vogliamo perdere il nostro generale, perché con lui siamo certi di sentirci truppa ed essere uniti”.

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