SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tutto rinviato ad un nuovo confronto, che si terrà entro metà ottobre. Ma dall’Unione Comunale del Pd di martedì sera una notizia è comunque arrivata: le primarie saranno quasi sicuramente aperte a più di due partecipanti, con i candidati che dovranno raccogliere il 20% delle firme sul totale iscritti – circa 420 – o in alternativa il 35% dei componenti dell’assemblea (52).

Calcolatrice alla mano, ne basteranno 84 nel primo caso e 17 nel secondo, in rispetto dell’articolo 18 dello statuto nazionale. Questo viene preferito dalla segreteria al comma 3 dell’articolo 4 del regolamento quadro (successivo e non riconosciuto come fonte giuridica principale), che abbassava le adesioni necessarie rispettivamente al 3 e al 10%.

In ogni caso, pure l’articolo 18 strizza l’occhio a chi promuove una competizione allargata. A Margherita Sorge e Tonino Capriotti potranno aggiungersi presto Paolo Perazzoli (l’esito del sondaggio si saprà in settimana) e, magari, Antimo Di Francesco. Senza dimenticare gli alleati, decisi ad esprimere almeno un rappresentante alternativo ai democrat.

In tal senso, l’Unione ha spinto per l’allargamento della squadra dal centro fino all’estrema sinistra. Un desiderio che rischia di rimanere tale, considerati i contrasti in atto tra Sinistra Ecologia e Libertà e l’Udc.

Ampio dibattito infine sul programma. Da una parte si è sottolineata l’esigenza di anteporlo ai candidati, dall’altra si è risposto che non si può andare oltre a linea guida di base, dal momento che ogni partecipante alle primarie porterà caratteristiche, impostazioni e metodi diversi dagli altri.

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