PESARO- “Alea iacta est”, ovvero il dado è tratto pronunciò, secondo Svetonio, Giulio Cesare prima di passare il Rubicone alla testa del suo esercito prendendo la più famosa delle “decisioni irrevocabili” nella storia. La Samb, che il Rubicone lo ha mancato di una sessantina di chilometri oggi, sbanca Pesaro con un pesante 4 a 1 e irrevocabilmente o quasi si candida ad essere una seria pretendente alla vetta del girone F, si candida ad essere una protagonista.

Non stiamo dicendo che la Sambenedettese vincerà questo girone anche perché sarebbe terribilmente prematuro farlo, visti gli impegni imminenti con Monticelli e Fano, attuale coinquilina in vetta, ma stiamo affermando che l’avvio di stagione, insieme ad una serie di segnali, attraverso questo importante colpo esterno nel Montefeltro, segnano uno spartiacque da cui non si potrà tornare indietro, da oggi la Samb sa che può restare in alto, o almeno sa che ha i mezzi per farlo.

E di questo è conscio anche Loris Beoni, che pur rimanendo coi piedi per terra e affermando al termine della gara di “voler lottare pallone dopo pallone e centimetro dopo centimetro”, ammette che la squadra ha fatto oggi “un altro importante passo in avanti nella convinzione” dice lui e nella cultura del lavoro aggiungiamo noi perché se è evidente che gli avversari come Simone Pazzaglia, tecnico della Vis, ritengono la Samb “squadra costruita per vincere e di un altro livello” è altrettanto evidente che il ristorante, o meglio il “bivacco”, messo su da Loris Beoni non si ferma al menù e ai nomi scritti sulla carta ma anzi dimostra partita per partita di sapere che il lavoro è l’unico mezzo per raggiungere il successo. D’altronde quando in sala stampa si sente Antonino Bonvissuto, una vita passata in campi di B e di C, ammettere quasi a forza la soddisfazione per il primo gol in luogo di una “più grande soddisfazione per la vittoria d’insieme”, allora si iniziano ad avere i segnali di qualcosa di diverso e di più solido rispetto al passato.

Come ogni generale che si rispetti anche Loris Beoni esige la perfezione dai suoi uomini e anche oggi, nonostante 4 gol e una partita quasi del tutto dominata dall’inizio alla fine, il tecnico aretino si è detto comunque rammaricato per “il gol sciocco subito” ma a parte questo, l’allenatore può ritenersi soddisfatto di 11 uomini, 11 soldati che fedelmente hanno riprodotto la tattica da lui disegnata e dal cui schieramento oggi è emerso un uomo in particolare, quel Mario Titone che a tratti è stato letteralmente trascinante per il gol in apertura, per il rigore conquistato ma anche per le innumerevoli e prepotenti sgroppate su tutto il fronte d’attacco, una prova “eroica”sottolineata anche dal pubblico di Pesaro che ha voluto, con uno splendido applauso, rendergli l’onore delle armi una volta che l’attaccante siciliano è stato sostituito.

La Sambenedettese insomma torna “in patria” ricaricata da una larga e propedeutica vittoria che era quello che serviva per preparare una doppia sfida, con Monticelli e Fano, che dirà molto sul destino della squadra, anche se, lo ripetiamo, i segnali sono già abbastanza e abbastanza vividi sia quelli che vengono dagli uffici, sia quelli che vengono dal campo e non per ultimi quelli che vengono dagli spalti perché quando ci si volta e si vede che centinaia e centinaia di persone riempiono il settore ospiti in una città a quasi due ore da casa è il segnale, al netto di tutto, che il binomio Fedeli-Beoni sta funzionando e che l’esercito, pur non avendo passato-per poco- il Rubicone oggi, sta irrevocabilmente iniziando la sua campagna di conquista.

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