SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Si dia la possibilità di partecipare alle primarie a chiunque lo chiederà”. E’ l’auspicio di Antimo Di Francesco, a proposito della volontà della segreteria cittadina del Pd di limitare la competizione a soli due candidati.

“Si faccia un regolamento – dice – ma non si pongano norme preclusive. Non spetta a me decidere, deve farlo il direttivo”.

Il segretario provinciale definisce le primarie “uno strumento importante, che consentirà di rilanciare il partito e costruire un progetto con la città basato sui contenuti”.

Per Di Francesco, prima di tutto viene il programma: “Parallelamente si scrivano le regole e infine si scelga il candidato. Si deve lavorare in quest’ordine”. E se qualche mese fa escludeva in maniera netta una sua possibile discesa in campo (“porterò a termine il mio incarico in Federazione”, dichiarava), stavolta strizza l’occhio alla futura corsa elettorale: “Sto facendo le mie valutazioni, non nego di aver ricevuto tanti attestati di stima, fiducia e incoraggiamento. In molti mi stanno chiedendo di mettermi a disposizione. Credo ci sia la necessità di proporre un programma di cambiamento ed innovazione e creare un percorso di prospettiva”.

Qualora gareggiasse, Di Frascesco sfiderebbe Margherita Sorge (alleata di mille battaglie politiche) e Paolo Perazzoli. Dubbi a quel punto sulla posizione dei renziani, che potrebbero rinunciare a schierare Tonino Capriotti e sostenere l’ex vicesindaco. Altra ipotesi è invece la candidatura unica dello stesso Di Francesco. Ma significherebbe costringere gli altri esponenti in lizza a compiere un improbabile passo indietro.

Intanto, nella riunione di venerdì l’Udc ha annunciato che non prenderà parte alle primarie, lasciando il campo libero al Pd. Domenico Pellei ha precisato che non esistono pregiudiziali e veti nei confronti di alcun alleato, a patto che sottoscriva un progetto condiviso per il rilancio della città.

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