SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un ramo tipicamente marinaio di una famiglia “sambenedettese doc”, i Del Zompo, si fregia ora del titolo di Campione Italiano di Vela (ben due titoli conquistati nel 2015). Classe 1986, Federico Del Zompo ha mosso i primi passi nel mondo della vela con il Circolo Nautico Sambenedettese, con cui è rimasto tesserato fino al 2014, anno in cui è passato allo Yacht Club Hannibal di Monfalcone, visto che collabora attivamente ad un progetto per Vela d’Altura lanciato dal Direttore sportivo Loris Plet: “Conosco Loris da circa dieci anni, la sua idea è stata quella di convenzionare dieci ormeggi annuali per barche da regata. Io mi occupo di gestire gli aspetti tecnici e il nostro obiettivo è quello di proporre sui vari campi di regata l’imbarcazione più idonea con l’equipaggio più adeguato”. Il velista sambenedettese si era tuttavia già trasferito a Trieste dopo la fine delle scuole superiori, per coltivare la sua passione e intraprendere gli studi di Ingegneria Navale, facoltà nella quale ha conseguito la laurea triennale.

E proprio con un’imbarcazione monfalconese, Mummy One di Alessio Querin, Federico si è aggiudicato due Titoli italiani assoluti: il primo, a maggio, vincendo il Campionato Italiano Minialtura (imbarcazioni di lunghezza inferiore ai 10 metri e di dislocamento inferiore a 2000 kg) e il secondo, ad agosto, conquistando il Campionato Italiano Assoluto di  Vela d’Altura, categoria B (imbarcazioni di lunghezza superiore ai 6 metri e di dislocamento superiore a 2000 kg): “E’ la prima volta nella storia della vela italiana che una barca, opportunamente adeguata alle due competizioni, partecipa a entrambi questi eventi e li vince”.

Ma la carriera di Federico è iniziata a San Benedetto: “Mi sono avvicinato alla vela subito dopo la quinta elementare, quando ho frequentato un corso al Circolo Nautico Sambenedettese, per il quale ho regatato in Optimist (fino ai 14 anni) e nella classe 420 (fino ai 19 anni). Arrivato a Trieste, sono passato alla vela d’altura e ho fatto la gavetta sull’imbarcazione Selavy di Giovanni Montagner, che ringrazio infinitamente”.

Talento, perseveranza e passione lo hanno poi portato sulla Despeinada di Claudio Sernagiotto, imbarcazione gestita da Federico Boldrin dal 2011 al 2013: “Ho avuto la fortuna di partecipare a due Campionati del Mondo ORC, quello del 2011 a Cres e quello del 2013 ad Ancona. Per tre anni ho ricoperto il ruolo di tattico con ottimi risultati. Questa esperienza mi ha portato ad approcciare lo sport della vela in maniera sempre più professionale e mi ha insegnato molto, soprattutto nella gestione del connubio barca-equipaggio”.

“Successivamente ho partecipato ai Mondiali ORC di Barcellona con l’imbarcazione Sideracordis di Pier Vettor Grimani, sulla quale ricoprivo il ruolo di tailer (addetto alla vela, ndr), e siamo riusciti a conquistare il bronzo nella categoria B”. Quanto ai prossimi appuntamenti, in programma ci sono i Campionati italiani UFO 28, e la Barcolana, la regata più numerosa del mondo, entrambi imminenti.

Ma come ci si prepara per una gara di vela? “Si curano al dettaglio gli aspetti tecnici della barca (vele, attrezzatura di coperta e appendici) e si esce spesso in mare, per allenarsi con tutte le possibili condizioni meteo; è importante che l’equipaggio sia sincronizzato in ogni tipo di manovra. Per quanto concerne la preparazione fisica, in barca muovi dei muscoli che di solito non usi e assumi delle posizioni che sono difficili da riprodurre in altri contesti, quindi, alla fine, non c’è una preparazione fissa”.

La crew list di Mummy One, oltre all’armatore-drizzista Alessio Querin e a Federico Del Zompo. nel ruolo di tailer e team manager, comprende infatti nomi già conosciuti nel mondo della vela: Jacopo Cunial, (timoniere, classe ’93), Ettore Mazza, (prodiere, ’90), Stefano Cherin (tattico,’87), Emanuele Noè (randista,’88) e Marco Furlan (tailer,’91).

Come si evince dai risultati, la crescita del nostro atleta, anche dal punto di vista dell’esperienza, è stata esponenziale, soprattutto grazie al trasferimento nel capoluogo del Friuli-Venezia Giulia: “Purtroppo, per fare della mia passione la mia professione sono dovuto andare via da casa. A San Benedetto ci sarebbero le risorse economiche e umane per creare equipaggi di buon livello, ma c’è bisogno di impegno e dedizione. Bisogna investire tempo e denaro nei giovani, garantendo loro, per esempio, allenatori altamente qualificati”. Sono parole di chi vive il presente, ma guarda sempre avanti con occhi lungimiranti. E, infatti, le prospettive per il futuro non mancano: “Per ora punto a fare bene nelle prossime competizioni e a chiudere al meglio la stagione. Per l’anno prossimo, sempre insieme ad Alessio Querin, ho in mente grandi progetti, che rivelerò a tempo debito”.

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