SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Leggenda dello sport locale e artefice di buoni risultati a livello nazionale e internazionale, Marcella Mancini ci dà appuntamento alla pista di atletica, luogo intriso di sudore e ricordi, che diventa il pretesto per ripercorrere le tappe più importanti della sua carriera: tre volte vincitrice della Maratona di Sant’Antonio (2003, 2006 e 2008), oro nella Maratona di Reggio Emilia (2003), un secondo e un terzo posto nella Maratona di Firenze (2002 e 2008), partecipazione ai Mondiali di mezza maratona a Edmonton (2005), due volte Campionessa italiana assoluta di maratona (2006 e 2010), partecipazione ai Campionati europei di atletica leggera di Goeteborg (2006), oro a squadre nella Coppa Europa (2006), argento nella Maratona d’Italia (2009), vittoria della Maratona di Milano (2011). A completare, seppur parzialmente, il palmarès, tre record regionali: 34.40.8 nei 10.000 metri (Osimo, 2005), 1:13:15 nella mezza maratona (Ostia, 2005), 2:33:16 nella maratona (Torino, 2005). Complici di questi successi sono stati lo storico allenatore Luigi Napoletani, di San Benedetto, e, anche se per un breve periodo, il tecnico Romano Tordelli, di Recanati. Ma i risultati raggiunti da Marcella Mancini non sono certo arrivati facilmente: essi nascondono sacrifici, voglia di arrivare, una forte tempra psicologica e un grande amore per la corsa.

Marcella, come hai iniziato a correre?

“Mi allenavo per conto mio, quando un gruppetto di persone mi ha convinta a partecipare a delle gare. Avevo 29 anni. Nel frattempo, ho conosciuto Luigi Napoletani, che, per i primi tempi, mi ha aiutata in allenamento e in gara e ha perfezionato la mia tecnica. Poi ho cominciato a farmi “tirare” in bicicletta da alcuni amatori”

Quando hai capito che potevi ottenere buoni risultati?

“All’incirca dopo due stagioni. Il mio percorso è partito con la società amatoriale Atletica Potenza Picena, per poi continuare con l’Atletica Elpidiense, con la quale ho ottenuto i maggiori successi. Dopodiché, sono passata alla Runner Team di Volpiano e, infine, all’Atletica Gran Sasso”

Durante la maratona agli Europei di Goeteborg sei stata vittima di una caduta. Secondo te questo episodio ha influito sulla tua prestazione?

“Sinceramente, credo di no. È stato un attimo, mi sono subito rialzata. Purtroppo eravamo in tante e la strada aveva molte curve. Può succedere”

Che consiglio dai ai ragazzi che si avvicinano alla tua disciplina?

“La corsa è uno sport di fatica, che richiede molti sacrifici. Per raggiungere un obiettivo, sono necessari talento, determinazione e passione. Per la maratona, in particolare, bisogna essere mentalmente forti, altrimenti non si riesce a superare la crisi del 30^-35^ km”

Ti piacerebbe diventare allenatrice?

“Sì, soprattutto un giovane talentuoso e che abbia voglia di fare. Purtroppo, però, oggi ce ne sono pochi, anche perché con la corsa si guadagna meno di prima. Ho notato che è aumentato il numero degli amatori, ma è diminuita la qualità”

C’è il doping nel mondo della maratona?

“Esiste, ma non ho mai avuto a che fare con questo fenomeno. Secondo me, se l’atleta non contatta nessuno, non lo cercano per proporgli il doping. È sempre una sua scelta”

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

“Il 27 settembre correrò i 5000 metri in pista ai Campionati societari, ma, per il resto, non ho un programma specifico. Deciderò più in là se correre una mezza maratona”

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