di Massimo Falcioni

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Margherita Sorge scende in campo. L’annuncio ufficiale è arrivato sabato attraverso un comunicato che non ha lasciato spazio ad osservazioni e domande. La regina delle conferenze stampa (in cinque anni avremo toccato tranquillamente quota mille) si è affidata ad una fredda lettera per spiegare i motivi che la spingono a candidarsi a sindaco.

Ognuno sceglie i metodi che crede, ci mancherebbe. Ma anche noi ci sentiamo liberi di commentarli. Innanzitutto stupisce la tempistica, dato che solo ventiquattr’ore prima era stato presentato il direttivo del Pd chiamato a prendere decisioni in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Decidere di candidarsi proprio ora è stato come ribadire che nel partito ognuno fa un po’ come si pare. Buono a sapersi.

Il motto della Sorge è e sarà “è l’ora di un sindaco donna”. E perché mai? Piuttosto è e sarà sempre l’ora di un sindaco valido e competente, che abbia proposte chiare al di là della gonna o dei pantaloni. La vera discriminazione sta nell’idea che qualcuno debba essere promosso o avanzato di grado in quanto appartenente al gentil sesso. Per carità.

Altra parola abusata è “rinnovamento”, come se non bastassero già i renziani. Peccato che esca dalla bocca di chi è assessore da dieci anni, con l’ultimo lustro passato a districarsi tra ben quattro deleghe – assai pesanti – quali Turismo, Scuola, Politiche Sociali e Cultura. Piuttosto, sarebbe convenuto sottolineare orgogliosamente l’esperienza maturata dal 2006 ad oggi, perché passi la rottamazione a patto che non faccia rima con improvvisazione.

L’imbarazzo maggiore però lo si incontra quando si deve definire il rapporto con l’attuale primo cittadino. La Sorge dà quindi un colpo al cerchio ed uno alla botte: non rinnega l’operato di Gaspari (e come potrebbe) ma al contempo costruisce un muro tra passato/presente e futuro.

L’assessore parla di “tanti obiettivi raggiunti” senza citarne uno e si rifiuta di giudicare gli ultimi dieci anni perché “non mi appassiona fare un confronto storico”. Ma sì, che ce frega. Resettiamo tutto come in Men in Black, o per dirla alla napoletana “scurdammoce ‘o passato”.

Un bilancio sul centrosinistra al governo invece va fatto. Per questo siamo noi a chiedere alla neo candidata un parere su un Piano Regolatore promesso in due campagne elettorali e recentemente accantonato, sul progetto dimenticato della Sea Card, sull’istituzione della tassa di soggiorno, sui parcheggi a pagamento che avrebbero dovuto contribuire a generare il tesoretto per la realizzazione del nuovo lungomare, sulla stessa riqualificazione del litorale nord che doveva essere inaugurata secoli fa e che forse (ribadiamo forse) partirà a gennaio 2016, sul progetto delle pensiline fotovoltaiche, sul conferimento dei rifiuti porta a porta che offre una cartolina non troppo entusiasmante di San Benedetto, sul crescente ed incontrollato degrado cittadino, sulla nuova piscina da costruire, su quella esistente agibile al 50% per la felicità degli utenti costretti ad emigrare a Pescara, sull’annosa vicenda del gas. E ci siamo sicuramente dimenticati qualcosa.

Infine, restiamo interdetti dinanzi a punti del programma elettorale che finora si fermano ad una “difesa e rilancio dell’Ospedale” (che equivale ad un proclamarsi favorevole alla pace nel mondo) e alla promessa di partecipazione dei cittadini alla vita politica. Quest’ultima la predicava pure l’attuale sindaco, salvo poi inimicarsi tutti i Comitati di Quartiere.

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