SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel Pd sono tutti in attesa. Sabrina Gregori si dice disponibile al dialogo per ricucire la frattura nel partito, mentre gli oppositori aspettano che sia proprio la segretaria a fissare un nuovo confronto per gettare le basi in vista delle primarie d’autunno.

“La Gregori ci venga incontro – dice il consigliere regionale Fabio Urbinati – stiamo aspettando che ci ricontatti per formalizzare il direttivo”.

La proposta della minoranza è chiara: inserire nel nuovo organo – mai messo in piedi a quasi due anni dal congresso – rappresentanti renziani, portodascolani, l’outsider del 2013 Gianluca Pompei e la stessa Gregori.

In questo modo, il potere della segretaria verrebbe ridimensionato. Le attuali manovre ovviamente non piacciono alla corrente vicina al sindaco e il silenzio di questi giorni (dopo la riunione di domenica le parti non si sono più incontrate) è una evidente conseguenza.

Nel Pd però sono stufi di temporeggiare. Le elezioni vengono viste con timore, perché mai come adesso partito risulta spaccato. Tutti predicano il passo indietro, ma nessuno si sogna di anticipare il rivale.

Intanto, tra i renziani sta emergendo la figura di Andrea Manfroni. L’attuale coordinatore del circolo nord potrebbe essere la carta a sorpresa per le consultazioni di novembre, considerato anche il suo passato politico come segretario della Margherita. Tra i democratici è indubbiamente l’esponente che ha più promosso il dibattito su temi cittadini quali la bretella collinare, le infrastrutture cittadine, le politiche sociali e il ripristino del giudice di pace.

Discorsi prematuri, dato che a settembre scioglierà le riserve Paolo Perazzoli. La sua terza discesa in campo (legata al sondaggio che l’ex primo cittadino commissionerà al termine dell’estate) ridisegnerebbe infatti alleanze ed equilibri.

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