SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’obiettivo in casa Pd è sempre lo stesso: mettere alla porta Sabrina Gregori. Della situazione della segretaria comunale si è parlato anche domenica in un incontro organizzato dalla stessa Gregori a cui hanno preso parte, tra gli altri, Fabio Urbinati, Tonino Capriotti e Claudio Benigni.

La situazione, che sembrava essersi calmata con il voto favorevole al Bilancio di Previsione della frangia ribelle, è tornata bollente. Nessuno ovviamente si azzarda a sfiduciare la segretaria, perché questo significherebbe congresso anticipato che andrebbe inevitabilmente a sovrapporsi con le primarie per la scelta del futuro candidato sindaco.

Il Pd non intende arrivare all’appuntamento spaccato, proprio perché l’auspicio è quello di un ricompattamento, almeno apparente.

La soluzione non sarebbe il mero ingresso nel direttivo di figure vicine ai renziani e alla corrente portodascolana, bensì un segno di discontinuità, che non veda più la Gregori protagonista. Occorre un passo di lato, un depotenziamento del suo ruolo, magari attraverso la nomina di un portavoce che la lasci salda al suo posto, ma che nei fatti commissari il partito.

Il Pd si riunirà nuovamente. Se la Gregori si rifiutasse di compiere passi indietro (o di lato) verrebbe a quel punto isolata. Tuttavia andrebbe in fumo lo scopo principale della prima forza di centrosinistra: presentarsi alle prossime amministrative uniti.

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