ROMA – Dalle prime ore del 4 agosto i militari del Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente, in collaborazione con i Comandi Provinciali de L’Aquila, Ascoli Piceno, Pescara, Teramo, Chieti e Catania e con il supporto del Nucleo Carabinieri Cinofili di Chieti, hanno eseguito arresti e perquisizioni in Abruzzo, Marche e Sicilia per un vasto traffico di stupefacenti, a conclusione di complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica de L’Aquila – Direzione Distrettuale Antimafia.

In particolare è stata emessa l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari nei confronti 15 persone (3 in carcere e 12 agli arresti domiciliari) e numerose perquisizioni presso abitazioni e attività commerciali dell’area Pescarese di proprietà di soggetti insospettabili ed il sequestro di autovetture e moto di lusso utilizzate dagli indagati per lo svolgimento dell’attività illecita.

L’indagine ha avuto impulso grazie alle dichiarazioni di un esponente di spicco di una nota famiglia malavitosa pescarese che ha deciso di collaborare con la D.D.A. aquilana. La complessa analisi, riguardante le ampie dichiarazioni rese dal collaboratore, e le conseguenti attività investigative affidate ai Carabinieri del Comando per la Tutela dell’Ambiente, da subito apparse di difficile esecuzione, hanno condotto, tra i vari “filoni”, all’operazione odierna.

Tra gli arrestati, tutti di nazionalità italiana, vi sono diversi incensurati che avevano organizzato una fitta rete di spaccio di hashish, marijuana e cocaina di elevatissima qualità, smerciata soprattutto in contesti della Movida della costa adriatica. In totale, allo stato, sono 27 le persone indagate a vario titolo per reati di traffico di stupefacenti, favoreggiamento, ricettazione ed intestazione fittizia di beni.

Le attività, iniziate nel 2013 e sviluppate particolarmente nel 2014, hanno permesso di delineare l’operatività di un’organizzazione criminale che poteva sfruttare magazzini per lo stoccaggio dello stupefacente, veicoli di lusso per il loro trasporto (tra cui un Range Rover, una Porsche ed una moto Harley Davidson) ed autovetture di moda (Smart e Mini), quali vere e proprie “basi mobili”, da poter parcheggiare e confondere facilmente tra i mezzi della movida adriatica. Con tale stratagemma, l’organizzazione poteva contare su un modus operandi efficace e che destasse poco sospetto: le autovetture venivano infatti parcheggiate lasciando a bordo lo stupefacente e, successivamente, gli “addetti alla vendita” provvedevano a spostarle in base alle direttive ricevute per effettuare le consegne ai clienti, spesso in aree di parcheggio prossime a stabilimenti balneari e locali notturni.

Ciò che ha destato particolare sorpresa è la peculiarità dello stupefacente trattato: è stata accertata l’esistenza infatti sia di marijuana coltivata con tecniche non convenzionali (altrove nota come “amnesia” ma commercializzata clandestinamente anche quale “kalasnikov”, “tuberon”, “lemonades”, “orange bad”), nonché di hashish dal principio attivo anche 10 volte superiore allo standard di “piazza” abituale e, pertanto, altamente tossico.

Gli accertamenti patrimoniali eseguiti dai carabinieri hanno permesso di individuare capitali reinvestiti sia in veicoli, anche di lusso, che in immobili, tra cui una villa con piscina in uso al principale indagato, che si sta procedendo a perquisire anche con l’uso di avanzate tecnologie per la ricerca di covi e nascondigli sotterranei.

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati quasi 100 chilogrammi di stupefacente tipo hashish, in parte nascosti in un garage di Montesilvano affittato da una coppia di fidanzati incensurati.

A dimostrazione dell’operatività del sodalizio, nella mattinata odierna, grazie anche al supporto delle unità antidroga del Nucleo Cinofili di Chieti, sono stati rinvenuti presso l’abitazione di uno degli indagati, già destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari, ulteriori 5 chili di sostanza stupefacente del tipo hashish suddivisa in numerosi panetti.

Gli arrestati sono stati portati presso la casa circondariale di Pescara e posti agli arresti domiciliari presso le rispettive abitazioni.

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