SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’amministrazione comunale smentisce la sua maggioranza, che lo scorso 23 giugno aveva dato parere favorevole alla proposta di ripristinare il Giudice di Pace.

Un mese e mezzo dopo, le cronache raccontano di un Comune che non ha mai risposto alla lettera inviata dall’Unione dei Comuni che confermava l’impegno da parte dell’ente rivierasco a concedere due dipendenti comunali.

Non esprimendosi hanno dichiarato informalmente il disinteresse all’iniziativa”, dice il sindaco di Acquaviva Pierpaolo Rosetti. “Nei prossimi giorni parlerò con gli amministratori di Monteprandone e Monsampolo, poi interpelleremo nuovamente il sindaco Gaspari. Sarebbe assurdo avviare un ufficio senza l’apporto del Comune più grande”.

Il centrosinistra, riunitosi al termine della Commissione Bilancio e Affari Istituzionali, accettò l’idea messa sul tavolo dall’Unione: sede concessa da Acquaviva (in Via del Cavaliere), con la Fortezza che si sarebbe fatta carico pure delle spese relative alle attrezzature, alle utenze e alla pulizia dell’immobile. Monteprandone avrebbe invece garantito il 50% del personale. San Benedetto, pertanto, avrebbe dovuto coprire solamente l’altra metà della pianta organica.

“I motivi sarebbero quelli economici – prosegue Rosetti – ma non è che noi navighiamo nell’oro. Per Acquaviva, Monteprandone e Monsampolo si tratta di uno sforzo immenso. Intendiamo riaprire un nuovo canale di dialogo, speriamo di convincere San Benedetto”.

Il termine ultimo per avanzare l’istanza della reintroduzione del Giudice di Pace al Ministero della Giustizia scadeva il 30 luglio. “Al fine di una positiva valutazione dell’istanza si suggerisce di integrare di almeno una unità il personale amministrativo”, è stata la replica. Ciò significa che anche con l’ingaggio di un solo dipendente l’iniziativa potrebbe andare in porto.

POLEMICA DI FORZA ITALIA “Macerata Feltria ha l’ufficio del Giudice di Pace e la quinta realtà delle Marche no”, commenta l’esponente di Forza Italia Pasqualino Piunti. “Nonostante gli oltre 2500 procedimenti annui, che corrispondono ad almeno 10 mila persone che dalla costa sono costrette a raggiungere il capoluogo in una sorta di pellegrinaggio giudiziario, il disagio aumenterà. Ma la cosa inaccetabile è l’indolenza di un Comune che, pur sollecitato dai suoi colleghi minori pronti a mettere a disposizione del personale, arriva a fare addirittura ostruzionismo. Se poi ci mettiamo pure che negli anni passati sono andati a sfilare per protestare al fianco degli avvocati e che in Consiglio Comunale abbiamo votato all’unanimità una mozione-odg per far rimanere questo servizio, il quadro è completo. Un elogio a Monteprandone ed Acquaviva per la loro disponibilità, anche se la sede di questo servizio era giusto fosse nella città capofila, ma questo è un ruolo che l’attuale amministrazione in 10 anni non ha mai saputo conquistarsi sul campo per il semplice motivo che manca di prestigio, sia politico che amministrativo”.

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