ANCONA – Sono durate quasi un anno le indagini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Ancona, riguardanti un’operazione diretta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata. L’inchiesta è stata denominata “Carovan Petrol”.

Una vera e propria associazione delinquenziale operante nel settore dell’illecita commercializzazione di carburanti, che, a partire dal 2010 e sino a oggi, aveva intessuto ramificazioni in tutto il territorio nazionale creando società fittizie con lo scopo di vendere “in frode” 24 milioni di litri di benzina e gasolio. Questa complessa organizzazione era costituita “a piramide” al cui vertice erano posti tre soggetti pluripregiudicati (un napoletano, un maceratese e un teramano) i quali capeggiavano altre 15 persone, con ruoli e incarichi differenti, al solo fine di commercializzare il carburante in evasione di imposta.

Lo schema della gigantesca frode fiscale (una delle più ampie e articolate tra quelle scoperte negli ultimi anni nel settore dei prodotti petroliferi) prevedeva una prima fase, con la creazione di sette società “cartiere” (del tutto fittizie e non operative) localizzate in provincia di Napoli, Teramo e Macerata, costituite per acquistare, naturalmente solo sulla carta, il carburante da grossi fornitori situati in diverse zone d’Italia. Al vertice delle imprese erano posti degli amministratori fittizi, ossia diretti dai “promotori” del disegno criminoso. Queste società, fingendo di essere abituali esportatori, potevano comprare il carburante usufruendo, illecitamente, dell’esenzione dal pagamento dell’Iva, prevista proprio per coloro che realizzano vendite di prodotto all’estero.

Una seconda fase in cui le società inesistenti (prima di sparire nel nulla senza versare le imposte all’Erario) cedevano il prodotto “sottocosto” a ulteriori società “compiacenti” operanti effettivamente nel settore della distribuzione stradale di carburante. In questa fase tali ultime società riuscivano a vendere rapidamente queste scorte illecite (poiché le stesse erano state acquistate a prezzi largamente concorrenziali rispetto ai normali prezzi di mercato) vista l’assenza, all’origine, del pagamento dell’imposta sul valore aggiunto.

Una terza fase consistita nella “spartizione” tra i soggetti denunciati dei proventi illeciti ottenuti dai reati. Durante le complesse indagini svolte dalle Fiamme Gialle, oltre che le aziende riconducibili all’organizzazione, sono stati monitorati molti benzinai sospettati di acquistare e poi “smerciare” il prodotto acquisito clandestinamente. Particolarmente complessa è stata l’analisi della documentazione utilizzata per “schermare” l’illecito traffico, sequestrata attraverso l’esecuzione di 44 decreti di perquisizione eseguiti presso sedi di società, pertinenze aziendali, abitazioni private in tutto il territorio nazionale.

L’importante operazione ha consentito di scoprire non soltanto una grossa frode fiscale in danno dell’erario ma anche di smantellare un’organizzazione criminale che realizzava una enorme concorrenza sleale in danno di tutti gli operatori che operano onestamente nel delicato settore economico.

Al termine dell’attività investigativa sono state eseguite (su disposizione dell’Autorità Giudiziaria) tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei tre individui posti al vertice dell’organizzazione a cui si è aggiunto il sequestro dei proventi del delitto per un valore di 8 milioni e 600 mila euro (corrispondente a 21 immobili e circa 70 posizioni bancarie). La Guardia di Finanza procederà al recupero di tutte le imposte illecitamente sottratte al fisco.

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