SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Due mesi di silenzio fino allo sfogo, inatteso ed affidato a Facebook. Claudio Benigni esce allo scoperto a cinque giorni dal Consiglio Comunale del 30 luglio, decisivo per il futuro dell’amministrazione Gaspari.

Nessuno ha capito perché il sindaco abbia di fatto annullato l’assise di giovedì scorso, dopo aver annunciato che si sarebbe comunque svolto”, dichiara il capogruppo Pd. “Qualcuno mi suggerisce che probabilmente é stata la paura. Se fosse vero sarebbe davvero inquietante perché starebbe a significare che la macchina del fango azionata in questi due mesi contro la mia persona é stata dettata dal timore che avrei potuto non votare, pur non avendolo mai minacciato. E’ la prima volta che mi capita, nella mia vita sono stato sempre giudicato per quello che ho fatto. Non ho mai affermato che avrei fatto cadere l’amministrazione perché deluso dalla debacle elettorale”.

Benigni non cita mai il nome di Gaspari, affidandosi ad un più generico “sindaco”, mentre è diretto il riferimento alla segretaria Sabrina Gregori: “Pur avendo condiviso insieme ad altri le critiche mosse dal consigliere Pasqualini sulla necessità di abbandonare una gestione divisoria del partito per aprire una fase nuova che punti al ricompattamento delle diverse anime del partito e quindi alla riconquista della città alle prossime comunali, e pur avendo detto alla segretaria nell’unico incontro avuto che al suo posto mi sarei offerto di fare un passo indietro, le ho poi detto a chiare lettere che se non lo riteneva utile, doveva proseguire nel suo percorso senza indugi senza pensare alle dimissioni. Non si dovrebbero mai disertare le assemblee, tuttavia questo non può autorizzare i presenti ad etichettare l’assente con offese, sia quando muova delle critiche e sia quando come nel mio caso non lo faccia. Anch’io ho paura; ho paura che con questo modo di fare, con questo livello culturale e con il rifiuto dell’autocritica, si riesca ad allontanare chi vuole avvicinarsi, a far implodere il partito, a consegnare la città ad altre forze politiche”.

Pur confermando la crisi in atto, Benigni non pone condizioni e apre ad un voto positivo del Bilancio di Previsione: “Spero che l’intelligenza ed il buon senso prevalgano perché questo partito e questa città non hanno bisogno di distruttori ma di mediatori, non ha bisogno di goleador ma di mediani, non ha bisogno di protagonisti ma di una squadra. Per quel che mi riguarda sono profondamente disgustato da quanto mi sta capitando. Quando ho iniziato speravo di poter cambiare in meglio il Pd e di poter segnare con serietà e verità il percorso dell’amministrazione. Oggi devo confessare che dopo 9 anni di duro lavoro come consigliere, capogruppo e tesoriere provinciale, mi sento un secchio pieno che non ce la fa più a contenere il tutto, specie se continuano a buttarci dentro insulti e calunnie gratuite. Sembra davvero vogliano convincermi ad abbandonare questo partito e questa amministrazione. Spero di sbagliarmi”.

Tradotto: se si andrà alla rottura definitiva non sarà per colpa mia.

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