SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Chi sono i veri renziani? Difficile comprenderlo a tre anni dalla nascita di una corrente che si rifaceva ai principi di rottamazione, rinnovamento e distacco dalla vecchia politica.

A San Benedetto i renziani sono tutto e niente. Sono la rivoluzione a parole, peccato che il momento per “armarsi” non sia mai quello opportuno.

Renzi, piaccia o meno, i suoi duelli li ha portati avanti. Ha zittito i sindacati, isolato la minoranza del Pd e defenestrato il Presidente del Consiglio in carica, al solo scopo di prenderne il posto. In tv predicava “Enrico stai sereno”, ma intanto gli faceva le scarpe.

In Riviera accade il contrario: Gaspari viene criticato alle spalle un giorno sì e l’altro pure, poi nei fatti nessuno muove un dito. Interpellato su quali fossero stati i maggiori errori dell’attuale amministrazione, Fabio Urbinati – fresco di promozione in Regione – ha risposto deciso: la comunicazione. Basterà dunque rottamare l’ufficio stampa del Comune per governare agevolmente fino al 2021?

Eppure, Urbinati è lo stesso che ha ammesso candidamente di essere stato avvantaggiato in campagna elettorale dall’allontanamento dal sindaco, a tal punto da cavalcare a livello mediatico l’ostruzionismo (palese e non) promosso da Gaspari nei suoi confronti.

L’incapacità di trovare almeno un difetto all’amministrazione rasenta la comicità. E chissà se l’osservazione sarebbe stata la stessa qualora Urbinati fosse rimasto fuori dal consiglio regionale. In quel caso non sarebbero bastate quaranta pagine di quadernone, statene certi.

Ma la storia la scrivono i vincitori. Meglio allora soffermarsi sull’incoerenza del Comitato Adesso, che negli ultimi mesi aveva lamentato l’immobilismo su temi come la bretella o il Giudice di Pace.

La sensazione è quella di un perenne resettaggio al termine di ogni appuntamento elettorale, che si tratti del rinnovo del consiglio regionale o delle primarie per la scelta dell’amministratore di condominio. Se prima conveniva distinguersi dal Pd di “governo”, adesso è il momento del ricompattamento per non far saltare il tavolo e magari prendere il comando del partito in vista delle Comunali del 2016.

Protestare sì, ma rigorosamente a bassa voce. Sin dal congresso comunale del 2013, i renziani hanno optato per il ‘ponziopilatismo’, lasciando il campo libero all’elezione della segretaria Gregori (supportata da Gaspari) a danno di Gianluca Pompei, con cui paradossalmente hanno condiviso la recente missione per la promozione in Ancona di Urbinati.

Prima c’era stata la vicenda del distributore di benzina, con la Emili e Pezzuoli isolati anche dopo il pronunciamento del Tar, che bocciò la prima delibera redatta dal Comune ritenuta non rispettosa dei principi della libera concorrenza, Per non parlare della questione stadio, delle pensiline fotovoltaiche, del Piano Regolatore promesso in due programmi di mandato e successivamente definito “iniquo ed inutile” dal primo cittadino, della garanzia di una piscina nuova di zecca che ha ceduto il passo ad un impianto natatorio esistente agibile solo al 50%.

E’ evidente: il problema è stata la cattiva comunicazione. Più grave pure di una condanna in primo grado (confermata in Appello) da parte della Corte dei Conti per il caso Zazio.

Forse la testa è già a Palazzo Raffaello…

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