MARTINSICURO – Arrivando al piccolo approdo, sulla parte nord del litorale truentino, si viene catapultati in una realtà, a mio avviso, unica. I volti dei pescatori, intenti a rammentar reti o a preparare il battello per la pesca, raccontano di una vita vissuta in mare tra gioie e dolori. Nei loro sguardi c’è la fierezza di chi, anche se tra mille difficoltà, va avanti con estrema determinazione, spinto da un amore vero, naturale: quello per il mare. Un porticciolo troppo spesso finito in “secca”, la grande fatica di quei giorni per mettere in acqua o ritirare a terra la barca, sudore. Un ecomostro alle spalle che rovina lo splendido panorama, ma oggi, come ogni giorno, sono tutti ancora lì,  pronti ad affrontare avversità vecchie e nuove.

In questo periodo, si va “a retine”: metri e metri di rete calati a poca distanza dalla costa, poco più di un miglio marino. Si parte intorno alle 19. Il mare è davvero una “tavola blu”, il sole ancora alto e vigoroso. Finita “la cala” si rientra a terra e si aspetta. A “salbare” (ritirare) si va intorno alle 3.30 del mattino successivo, accompagnati da una piacevole brezza marina. Il pescato non è moltissimo “ma ci accontentèm” dice sorridendo Domenico.

Una volta rientrati è già l’alba ed è già ora di tirare fuori dalle reti cicale, sogliole, triglie e mazzancolle. Sulla riva iniziano ad affacciarsi ristoratori e titolari di pescherie alla ricerca del pesce migliore da acquistare. Arriva anche qualche turista, inebriato dalla bellezza dell’alba sul mare e dalla suggestiva atmosfera marinara. Sì perchè si scrive piccola pesca ma si legge grande bellezza.

Nella gallery alcuni scatti miei e di Nino Pierantozzi, compagno di questo bellissimo viaggio all’interno di una tradizione che va avanti da generazioni e che continua a scrivere la storia di questa città.

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