Samb. Scrissi alcun giorni fa che c’era preoccupazione per la confusione che regnava intorno alla società rossoblu e che io la condividevo in pieno. Questo il link di quel mio DisAppunto: “Samb, stavolta me la vedo proprio brutta…”.

Scrissi anche che l’assemblea di tifosi tenuta presso l’auditorium comunale non era servita per fare chiarezza, anzi, e che nel giro di qualche giorno sarebbe iniziata la battaglia del rimbalzo di responsabilità.

Alla risposta di Moneti che evidenziò, secondo lui, la poca concretezza della cosiddetta cordata di imprenditori locali, il portavoce avvocato Paolo Gaetani e Noi Samb ribatterono (con molta chiarezza) che le intenzioni dei suoi ‘clienti’ erano reali e che lo scoglio principale era stata la cifra di garanzia perché Moneti non era intenzionato a tirar fuori la parte sua in un’ipotetica condivisione della società al 50%, fatta salva una cifra x e la certificazione ’sine qua non’ della situazione debitoria. A quel punto fu chiesto l’acquisto totale della Samb.

Siccome a Riviera Oggi non piace alimentare i dubbi (oltre ai tanti che già ci sono) ho ritenuto giusto verificare con l’attuale presidente rossoblu la veridicità delle parole di Noi Samb e degli imprenditori rivieraschi. È stato l’unico motivo per cui ho chiamato Moneti, mi sembrava scorretto non sentire la sua ‘campana’.

Con grande mia meraviglia Gianni Moneti asserì che non c’era stata alcuna richiesta di un fondo di garanzia e tanto meno che lui l’aveva rifiutata. A conferma di una confusione deleteria e molto pericolosa per le sorti della Sambenedettese. L’unica cosa certa era che una delle due ‘fazioni’ aveva mentito.

Mi resta difficile non credere ai miei concittadini che, al Caffè Soriano, rivelarono quella che ritengo la più bella proposta mai fatta in tutta la storia della società rossoblu anche perché loro stessi me lo hanno poi confermato ufficiosamente dopo il distinguo di Moneti. Alla faccenda però andava data la giusta ufficialità e il massimo risalto per mettere in chiaro una situazione che avrebbe finalmente messo in chiaro la realtà delle cose e far uscire allo scoperto chi affermava il contrario. Purtroppo, né Noi Samb che ha fatto nel frattempo un comunicato di altro tenore, né i portavoce degli imprenditori rivieraschi hanno emesso un comunicato ufficiale per smentire le parole di Moneti, il quale oggi può tranquillamente affermare che l’ultima parola è stata la sua.

Un preambolo che ho ritenuto necessario ma il mio attuale intervento nasce dalla necessità di rivelare ai tifosi quello che molti di loro mi chiedono quando mi incontrano in strada, al mare, per e mail o per telefono.

Parto dalla comunicazione: dopo qualche anno di articoli sulla Samb molto simili, le pagine cartacee quotidiane locali più lette, ora evidenziano un chiaro contrasto, cioè la volontà di dar fiducia ad una ‘campana’, più che ad un’altra. Lecito sì ma strano. Tenere le distanze da entrambe le “fazioni” mai?

In questo momento la priorità della Sambenedettese Calcio è una sola: una campagna abbonamenti corposa, anche superiore a quella di un anno fa e il coinvolgimento di più sponsor possibili. Per garantire quei 400-500 mila euro necessari come base per un campionato degno del blasone rossoblu. Su questo sono d’accordo con Moneti: un campionato diverso non avrebbe senso, sarebbe soltanto un altro anno perso. Come dimostrò il periodo ante Caucci: campionati mediocri, sperpero di denaro e calo di appeal per i colori rossoblu. Anche allora gli imprenditori locali interessati erano volenterosi e in buona fede.

Campagna abbonamenti, come tutti ricordano, che un anno fa decollò solo dopo l’arrivo di Manolo Bucci. I motivi li conoscete tutti. La conseguenza più importante fu l’arrivo di buoni giocatori che, senza giri di parole, prima di Bucci non avrebbero firmato. Un po’ quello che si sta ripetendo oggi. A marzo 2015 arrivarono  primi scricchiolii tecnici ed economici che portarono al decurtamento di due stipendi (pare che stiano tornando a galla) e anche all’abbandono mentale di raggiungere la categoria superiore.

Dette quali sono le priorità (come lo erano l’estate scorsa) stavolta però non bisogna commettere altri errori. È il motivo per cui ritengo determinante l’introduzione di un fondo di garanzia e relative fidejussioni da usare, una volta finite le risorse ‘popolari’. La più bella pensata di tutti i tempi oltre che l’unico vero investimento. Soluzione che dovrebbe essere attuata da chiunque volesse avere le redini tecniche ed economiche della nostra Samb. Se non si fa, gatta ci cova. Deve essere un punto fermo.

Visto che la cordata di imprenditori rivieraschi starebbe per costituirsi come società a responsabilità limitata, la cosa migliore sarebbe che loro stessi al completo (magari insieme a due portavoce) o Moneti, convocassero un’assemblea pubblica ove mettere a punto un accordo che oggi è solo frutto di opinioni e non di fatti concreti. Non sarebbe scandaloso un pre incontro privato tra le parti.

Escludo a priori, invece, per mio puro convincimento, la cessione totale della proprietà. Tantomeno sborsando 150 mila euro per acquistarla. Altre soluzioni non ne vedo perché Gianni Moneti, per sua stessa ammissione, non ha la possibilità di allestire una formazione in grado di lottare per vincere il campionato (i calciatori utili lo sanno e non verrebbero), una garanzia come Bucci resta una ‘mosca bianca’, le squadre a parole non si fanno.

Si fanno invece con gli abbonamenti in una città affamata di calcio come San Benedetto del Tronto.

Invito quindi Moneti a portare presso il sindaco Giovanni Gaspari la contabilità certificata della società della quale è proprietario e lo stesso sindaco a comunicarla alla città per garantire a chi vuole entrare nel club rossoblu un coinvolgimento senza sorprese. A quel punto si vedrà se finora c’è stato (o no) soltanto un fuoco di paglia intorno al futuro della S. S. Sambenedettese.

Mi ripeto volentieri con la necessità che, in tutto ciò che accadrà, il fondo di garanzia post febbraio-marzo deve essere una ‘regola’ che il primo cittadino di San Benedetto del Tronto deve pretendere più di tutti gli altri.

Se i miei auspici si concretizzeranno, gli abbonamenti e gli sponsor arriveranno copiosi e la Samb rinascerebbe. In caso contrario  l’agonia continuerà. Serve un riavvicinamento di tutte le componenti mettendo da parte invidie, gelosie, protagonismi, bugie, connivenze ma mettere in campo coraggio, onestà, un minimo di rischio, professionalità. Doti che furono alla base di una storia calcistica della quale noi sportivi sambenedettesi possiamo andare fieri sempre e ovunque.

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