SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Poco fa è andato in onda un servizio televisivo della trasmissione Agorà, Rai Tre, nella quale venivano intervistati diversi sambenedettesi circa le ricadute sulla vita sociale e sul turismo cittadino in merito alla presenza di profughi in alcune strutture ricettive locali.

Ho avuto la fortuna di essere uno degli intervistati e la mia intervista è stata del tutto cestinata. Capisco le esigenze di spazio e tempo connesse con i tempi televisivi, meno il fatto che siano state cassate probabilmente le posizioni dei cittadini sulla mia linea.

Questo quanto ho dichiarato: “Non esiste alcun problema né di ordine pubblico né men che meno di flessione del turismo connesso con la questione profughi. Il problema, semmai, è che si tratta di persone poco integrate, a tal punto che sappiamo della loro presenza soltanto attraverso la stampa locale, altrimenti lo avremmo ignorato, tanto sono tranquilli e discreti. La flessione del turismo dipende da altre questioni e soprattutto nelle nostre zone è connessa con il bel tempo, quindi è un falso problema”.

Il giornalista di Agorà aveva in mano la fotocopia di una pagina di un giornale (forse il Resto del Carlino, non ho avuto modo di vedere bene) dove si segnalava invece una opinione differente.

Oltre la mia intervista ho assistito ad altre interviste che, ben tagliate in fase di montaggio, hanno invertito il senso del discorso: “Non è un problema, per alcuni è un problema il colore della pelle, se fossero russi nessuno direbbe nulla”, è diventato “E’ un problema il colore della pelle“.

Capisco la logica, non condivisibile: se si manda una troupe a San Benedetto le interviste raccolte devono tornare in studio con un certo livello di ostilità, altrimenti di cosa si dibatte in studio? Logica non condivisibile né collimante con il sano e vero giornalismo.

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