Mercoledì 10 giugno 2015, ore 21:30.

Quasi in punta di piedi.
Così si muove Claudia Cundari. Con fascino, semplicità, umiltà.

Eppure la sala del Caffè Florian di San Benedetto del Tronto – la sua città natale – è gremita come non è stata quasi mai per un evento culturale. Gremita per lei. Per celebrarla.

Una sala trasformata in un’elegante galleria d’arte nella quale riconosci importanti pittori del nostro territorio, appassionati, amici, cittadini.
Sono tutti qui per lei.

Per le pennellate sulle tele fatte di luci, di emozioni, di suggestioni, di percezioni, e che grazie all’abilità dell’artista acquistano una vita propria e un’anima.

Per la pittura chiara e grandiosa nei paesaggi esplosivi, nell’acqua del mare. Il nostro mare. Che è anche il mare di Claudia e che Claudia ama e raffigura.

Per le affascinanti figure femminili che nascondono sempre un enigma; e per i loro occhi modiglianeschi, vuoti di pupilla ma colmi di potenza espressiva che trafiggono l’anima.

Per i soggetti e i simboli sacri dell’universo cristiano e cattolico. Mistici e misteriosi come un’energia sotterranea che si libera, sprigionandosi da un altrove invisibile. E aprono uno spiraglio verso una dimensione spirituale.

Per i colori, che sono i colori della meraviglia. E dell’oltre, dell’attesa, della gioia e del dolore, della serenità ritrovata e, in alcuni casi, perduta di nuovo. Colori che pulsano. E travolgono. Strumenti per agire sulla sensibilità di chi ammira e che creano un effetto di infinito.

Attraverso le opere di Claudia Cundari la Cultura, stasera, sembra quasi che abbia voluto riprendersi la scena e smentire quanti la giudicano come un optional costoso e di scarso richiamo.

Dal successo di questa mostra – voluta e curata dal Caffè Letterario del dottor Antonio Lera – discreta e preziosa, comprensibile ed eloquente, il messaggio che si evince è semplice: è necessario ripartire da Lei, dalla cultura. Non solo per una rinascita economica, sociale e civile ma anche perchè questa città non perda del tutto quel senso d’identità, di collettività, del bene comune.

Ripartire da esperienze artistiche e culturali di qualità che gettino idealmente le basi per una sensibilità che contribuisca ad un maggior senso civico, al sentimento di appartenenza a una comunità solidale. Anche valorizzando i nostri grandi e piccoli artisti, spesso dimenticati o ignorati, che hanno vissuto e vivono, hanno amato e amano, hanno rappresentato e rappresentano la nostra “terra”.

E da Claudia l’insegnamento che la bellezza, la grazia, l’amore, la condivisione sono – devono essere – valori essenziali, fondanti della nostra vita.

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