SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sono realtà i due protocolli che regolamenteranno la movida sambenedettese. Un documento è destinato ai locali muniti di sola autorizzazione per la somministrazione di alimenti e bevanti, l’altro ai pubblici esercizi autorizzati ad effettuare attività di pubblico spettacolo.

“Fine comune – spiega l’amministrazione comunale – è quello di individuare un modello di integrazione tra i vari soggetti coinvolti nel fenomeno attuando pratiche concordate di contrasto e contenimento di comportamenti pregiudizievoli per la quiete pubblica ed il decoro urbano”.

Ai locali del centro si chiede tra le altre cose la predisposizione di un servizio di vigilanza esterno, l’individuazione di uno o più assistenti alla clientela dalle 22 alla chiusura che svolgano compiti di osservazione, la tempestiva raccolta dei rifiuti, l’adesione ad accordi plurilaterali sui prezzi minimi di bevande alcoliche e superalcoliche, la chiusura della struttura non oltre le 2, l’allontanamento degli avventori una volta abbassate le saracinesche e campagne pubbliche di sensibilizzazione.

In cambio il Comune si impegna “nei limiti delle compatibilità finanziarie” ad intensificare vigilanza, prevenzione e controllo nelle zone di competenza, a potenziare l’illuminazione pubblica, a verificare la fattibilità di sistemi di videosorveglianza e a riconoscere all’esercente facilitazioni e detrazioni di tipo fiscale da approvarsi con apposito regolamento.

Nell’altro accordo, oltre ai punti identici al precedente, si fa soprattutto cenno alla riduzione della musica diffusa dentro e fuori il locale a partire dall’una: “A tale scopo la figura denominata comunemente vocalist verrà abbandonata e sostituita con altra avente funzione di mero conduttore delle serate di intrattenimento svolte all’interno dei locali. Verrà inoltre incaricato, anche congiuntamente con altri esercenti attività di pubblico spettacolo e trattenimenti danzanti, un tecnico esperto del settore affinché verifichi periodicamente il livello delle emissioni sonore provenienti dai locali interessati”.

Nonostante si chiamino in causa gli “obblighi dell’esercente”, i due protocolli d’intesa non sono altro che “accordi tra gentiluomini”, come conferma l’assessore Luca Spadoni: “I titolari si impegnano a rispettare le direttive, ma non c’è una sanzione. Il documento è stato redatto, adesso va sottoposto ai singoli esercizi. Avendo già raggiunto l’accordo con chi li rappresentava al tavolo, dovrebbe essere facile convincerli”.

In altre parole, le strutture potranno anche non chiudere alle 2 (la deregulation del Governo Monti è dalla parte dei commercianti) o rifiutare la proposta di fissare prezzi minimi alle bevute, senza andare incontro a multe.

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