Dal numero 1033 di Riviera Oggi, in edicola.

Cinque anni. Un’eternità, soprattutto in politica, dove difficilmente si riesce a prevedere il futuro oltre qualche mese. Tempi che cambiano, come le idee, le alleanze, gli interessi e il panorama nazionale, che condiziona sempre a mo’ di effetto domino il resto delle consultazioni elettorali.

Per individuare bene le Regionali del 2010 basterebbe segnalare l’assenza dai radar del Movimento Cinque Stelle. A San Benedetto si sarebbero visti per la prima volta l’anno successivo, con la conquista di un seggio in Consiglio Comunale.

Un lustro fa c’era Gian Mario Spacca, spinto da Pd, Idv, Verdi, Api e soprattutto Udc. Soprattutto perché con i centristi il governatore tentò di dare il via al celeberrimo “Laboratorio Marche”, esperimento mai realmente maturato.

Dall’altra parte la vittima sacrificale fu Erminio Marinelli, punto di riferimento per Pdl, Lega e La Destra. A Spacca andarono 409.823 voti (53,17%), mentre l’ex sindaco di Civitanova non superò i 306 mila (39,7%). Massimo Rossi – terzo incomodo appoggiato da Sel e Rifondazione – racimolò il 7,1% (54.851 preferenze).

Chissà come avrebbero reagito i diretti interessati se qualcuno avesse illustrato all’epoca gli schieramenti del giro successivo. Spacca con Forza Italia e contro il Pd, che a sua volta rinnega il suo presidente, con i centristi che si distribuiscono un po’ di qua e un po’ di là.

Allora Berlusconi scippò al centrosinistra il Lazio, la Campania e il Piemonte. E pure nelle Marche fu in fondo un mezzo trionfo, visto che il Pdl si rivelò il primo partito col 31,2%, contro il 31,1 dei democratici.

A San Benedetto andò addirittura meglio: gli azzurri ottennero il 34,1%, a fronte del 29% del Pd. Per non parlare di Grottammare dove il distacco si allargò fino a dodici punti percentuali: 35,28 contro 23,5.

I dipietristi, oggi evaporati, sfondarono in Riviera il 12%. La Lega invece – seppur con la testa sotto la sabbia – arrivò davanti a Sel e Verdi.

L’analogia tra 2010 e 2015 potrebbe regalarla piuttosto la quota dell’astensione. Se l’ultima volta raggiunse il 36,4%, stavolta si potrebbe persino registrare un nuovo record.

Passando ai consiglieri, va innanzitutto precisato che il numero dei componenti crollerà da 42 a 30.

L’ultima volta il più votato nel Piceno fu Antonio Canzian con 6702 preferenze. L’esponente ascolano del Pd sarebbe stato premiato con l’assessorato al Commercio e, in seguito al rimpasto, con la vicepresidenza. Non ripeterà l’esperienza, in aperta polemica col suo partito.

Subito dietro i democratici incoronarono Paolo Perazzoli (5276), un altro che ha deciso di non proporsi per il secondo mandato. Andò male, anche se uscì con l’onore delle armi, a Pietro Colonnella, medaglia di bronzo con 4714 voti.

Nel Pdl sbancò Giulio Natali (4591), davanti a Umberto Trenta (3378). Luca Vignoli, protagonista di una campagna elettorale lampo causa l’esclusione di Bruno Gabrielli, non sbarcò ad Ancona per appena 81 schede (3297).

Un altro che diserterà Palazzo Raffaello è Sandro Donati, in Regione per ben quindici anni. Nel 2010 sbaragliò la concorrenza nell’Idv grazie ai 2055 voti personali. Non fu presa benissimo, dato che nel partito di Di Pietro ci era entrato appena tre mesi prima.

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