il pagellone

FULOP: 5 Annata da dimenticare. Ha dimostrato ottime qualità, ma paga l’eccessiva mancanza di continuità durante il campionato – dove, per un periodo, perde anche la titolarietà. La sua stagione è una continua oscillazione tra grandi parate e black-out clamorosi, senza quella normalizzazione che – in un portiere – vale la maturità. Nel finale è tornato a livelli accettabili, ma ha perso quell’alone di autorevolezza delle prime partite. In breve, non è riuscito a sopportare la pressione.

MARANI: SV Gettato nella mischia dopo il periodo di confusione di Fulop, non dà garanzie molto migliori (su tutti, l’errore a Termoli). Per la situazione e il momento, non era facile far bene.

VITI: 6 Voto sufficiente, sebbene non abbia rispettato le (ottime) premesse della scorsa annata. Soffre i tanti fastidi fisici durante la stagione e, soprattutto, i problemi tattici della squadra. Complice una difesa mai sicura, non riesce a replicare la bella stagione di un anno fa. Tra gli under, comunque, è uno dei pochi che dimostra continuità. Tra gli under, sarebbe potuto essere il più adatto, al centro della difesa, ma non lo si è mai provato con convinzione.

BOTTICINI: 6 Dimostra buone qualità e qualche défaillance (comprensibile, vista l’età). La sua stagione è menomata dagli infortuni, che non gli hanno dato pace per tutto il corso della stagione. L’impressione è che avrebbe potuto dare il suo contributo.

VALLORANI: 6.5 Gioca buona parte della stagione in un ruolo non suo, e –  a parte in occasione della sconfitta interna col Campobasso – si disimpegna bene. Potrebbe diventare una buona risorsa, in quel ruolo, ma le indecisioni dei due allenatori e la specie di “sommossa popolare” contro gli under, in seguito a quella partita, ne compromettono la conferma. Come Viti, soffre i continui cambi in difesa, e le indecisioni dei compagni più esperti. Vista la situazione, ne esce tutto sommato bene.

LOBOSCO: 5 Su tutte, la partitaccia giocata in casa contro il Chieti – con due gol presi sul groppone e il cambio al 37esimo. Come gli altri under di difesa, soffre una situazione tattica mai definita e il mancato supporto degli over, ma ci mette molto del suo. Arriva per fare la riserva di Vallorani, ma durante il campionato gioca molto, forse troppo. Non è preparato, né tutelato, e ne esce con le ossa rotte.

BORGHETTI: 6 L’anno scorso è stato – per distacco – il migliore difensore della categoria. Quest’anno soffre, per ragioni tattiche e – in parte – anche tecniche. Il peso specifico di un Seye Mame, in eccellenza, è certamente maggiore di quanto abbiano dato Pepe e Fedi in questo campionato di serie D. In molte occasioni, è l’unico a tenere in piedi la baracca, ma non è esente da errori – a volte pesanti. Se non fosse lui, forse prenderebbe più della sufficienza: ma lui è il capitano di questa squadra, nonché il leader di questa difesa. Ci si aspettava di più.

PEPE: 5.5 Sebbene il grosso delle critiche sia ingeneroso, non ha mai mostrato la solidità che ci aspettava. Segna alcuni gol pesanti, e alcuni li evita, ma non riesce mai a creare quella differenza che era andato a portare. La difesa è spesso in difficoltà, e lui – nel corso della stagione – perde via via importanza. Nel suo ruolo vengono provati Fedi e Vallorani, senza che ne scaturiscano risultati migliori: o sono tutti inadeguati, o il problema non è solo di uomini. Certamente, lui non ha dato abbastanza.

FEDI: 5.5 Grosso modo, vale lo stesso discorso fatto per Pepe: doveva portare solidità ed esperienza, fallisce in entrambe le missioni. Gli vengono date diverse possibilità, ma non riesce mai a tenersi il posto da titolare; non dà la giusta sicurezza, e non trova continuità.

PAULIS: 6 Si trova catapultato in una posizione difficile – tatticamente, psicologicamente – ma prede il posto di Borgese senza demeritare. Un campionato continuo, senza squilli né cali improvvisi. Assorbisce il passaggio al 4-4-2 senza particolari traumi. La sua è una normalità utile, che – con un’altra squadra intorno – si sarebbe potuta apprezzare maggiormente.

CICHELLA: 5 Mosconi crede in lui e gli dà molte chance, tutte sprecate. Confinato in panchina, se ne va a stagione in corso, senza lasciare tracce.

FRANCO: 6 L’arrivo di Carteri (il terzo over di peso a centrocampo) lo relega in panchina, e con la partenza di Borgese gli viene preferito Paulis. L’inizio della stagione è difficile e non ha molto spazio, ma si riscatta (almeno parzialmente) nel finale, trovando un gol importantissimo nel derby con la Fermana. Fa il suo.

CARTERI: 7 Gioca una grossissima stagione, condita da sei gol (il suo record era tre), molti dei quali decisivi. Arrivato dopo una sommossa popolare in suo favore, su guadagna gradualmente il campo, con umiltà e costanza. Parte a rilento (complice una forma fisica non ottimale), ma esplode a metà stagione. Complice i problemi della squadra, finisce in leggero calo. Ma questa annata – a livello meramente personale – è stata positiva.

BALDININI: 7.5 Terzino a destra o a sinistra, mediano, ala, mezzala: gioca dappertutto, sempre bene. Ad inizio campionato è tra i più positivi, e nella seconda parte della stagione si rivela fondamentale. Paolucci gli cambia continuamente ruolo (anche due, tre volte all’interno della stessa partita), per il semplice motivo che lui – dovunque venga messo – non delude mai. Mostra una continuità incredibile, di quantità e qualità. Imprescindibile.

TOZZI BORSOI: 6.5 I tanti gol segnati in campionato (16 in 25 partite) non nascondono una stagione che, nonostante tutto, non soddisfa. L’inizio è inspiegabilmente nervoso: due espulsioni nelle prime partite (ne aveva presa una sola in tutta la carriera) e squadra lasciata orfana per sette gare. Intorno a lui sono circolate tante (troppe) voci, e critiche ingiustificate, ma queste sono pressioni che una come lui avrebbe dovuto gestire meglio. Il voto è chiaramente inficiato da questo aspetto, sebbene – in campo – abbia sempre dato il suo contributo. Critiche ingenerose e pretese riguardo fantomatici cambi di ruolo da parte della stampa non gli rendono giustizia. Che segni o no, il suo lavoro è sempre importante: un attaccante come lui può essere non capito, ma sarà sicuramente rimpianto.

NAPOLANO: 7 Sembra un violinista sul Titanic. Nonostante la nave rossoblu stia affondando, continua la sua sinfonia, un valzer di a suon di tiri violenti e giocate lievissime. Stando ai numeri, gioca una delle sue stagioni migliori (13 gol con un solo rigore, e tanti assist), mostrando il carattere e la determinazione la cui mancanza – due anni fa – veniva saltuariamente lamentata. Arrivato come cocco dei tifosi, dimostra coi fatti di essere un giocatore fondamentale.

PADOVANI: 6.5 L’ottimo finale di stagione riscatta la pessima partenza, quando – disturbato, forse, da questioni extra calcistiche – non riesce a dare il suo contributo. Ad inizio campionato gioca poco e – nel complesso – male, trovando poca continuità e mai il gol. Nel finale torna un giocatore nuovo, e rinasce a suon di giocate e gol decisivi. Avesse giocato sempre così, la Samb sarebbe stata più in alto.

D’ANGELO: 6+ Trova poco il campo, soprattutto ad inizio campionato; chiuso dall’affollamento offensivo rossoblu, con l’arrivo di Paolucci si ritaglia uno spazio importante come esterno o mezzapunta nel 4-4-2 varato dal tecnico. Ruba (meritatamente) il posto ad Alessandro, e fa vedere numeri importanti, ma non diventa mai assoluto protagonista. Discontinuo, è vero, ma molto utile.

BORGESE: 5.5 Gli vengono addossate critiche di ogni tipo, spesso ingenerose. Prima ancora che i due fossero in squadra insieme viene trascinato in un dualismo con Carteri, sebbene i due non siano mai stati alternativi. Dopo l’errore di Angone (a settembre) diventa bersaglio dei tifosi, che da lì in poi non gli perdonano nulla. Non fa benissimo, ma neanche così male: il contesto tattico e (ancora di più) quello ambientale non lo aiutano, e attenuano il giudizio.

VALIM: 6 Vede poco il campo, ma – quando chiamato in causa – non demerita mai. Dato il troppo affollamento nel ruolo, la dirigenza lo lascia andare a dicembre.

DI PAOLA: 6.5 Arriva per fare il titolare e si ritrova – con l’arrivo di Napolano – a essere messo sul mercato. Rimasto alla corte rossoblu, si fa valere con umiltà e spirito di sacrificio. Prima o seconda punta, esterno: ci mette sempre il massimo, meritandosi l’affetto dei tifosi. Va via a metà anno, per scelta tecnica, l’impressione è che avrebbe fatto ancora molto comodo.

ALESSANDRO: 4.5 Arriva come salvatore della patria, prima scelta nella lista della spesa di Paolucci. Parte bene, in casa, mentre fuori fa fatica. Col passare delle settimane, invece di crescere, subisce una brusca involuzione, condita da prestazioni abuliche e cartellini rossi. Persa la titolarietà e (forse) la voglia, finisce la sua stagione fuori rosa.

SCARPA: SV In campo non si è visto quasi mai, e gioca titolare solo le ultime due. Qualche problema in zona gol contro la Recanatese e due reti in casa contro il Castelfidardo: troppo poco per poterlo giudicare, però.

MENICOZZO: SV Chi l’ha visto?

ODDI, GENTILE, EMILI: SV Vedono poco il campo, ma fanno scorgere discrete qualità. Dei tre, il più pronto sembra Gentile (più strutturato fisicamente e meno timoroso). Si sarebbero potuti (dovuti) inserire in squadra molto prima, e gradualmente. In ottica futura possono essere una risorsa.

DIRIGENZA: 4 Gli errori partono dalla scorsa annata, quando si è deciso di puntare su una squadra usa e getta (a parte pochi elementi) anziché dare più spazio a giocatori (soprattutto under) utili anche in ottica futura. Lo scotto si è pagato quest’anno, con diversi acquisti sbagliati e una batteria di giovani che ha mostrato troppe lacune. Buttare nella mischia Emili e Gentile a fine anno (con la contestazione, in una stagione compromessa) è inutile, quasi dannoso. I giovani erano da inserire alla fine della scorsa annata e (gradualmente) quest’anno, non così. Il mercato – sia ad inizio anno, sia a dicembre – non è stato all’altezza, e alcune scelte sono sembrate affrettate e confuse.

Gli arrivi di Napolano e Carteri hanno creato un imbarazzo tattico a Mosconi, costretto tra un centrocampo con troppi over e un attacco completamente da rimodulare. La scelta degli under si è rivelata sbagliata sia sotto l’aspetto tecnico (si sono salvati in pochi) che tattico: la coppia centrale di esperienza, pagata con la non riconferma di Amaranti, non si è rivelata all’altezza, e i terzini scelti hanno fatto malissimo. A centrocampo è stato un eccidio sportivo, alla quale solo Paulis e Franco sono scampati.

MOSCONI: 5 Avallando (almeno a parole) tutte le scelte della società, ne condivide le colpe. Parte con un’idea tattica, ma – costretto a cambiare in corso d’opera – stenta più del solito ad ingranare. La sua squadra manca in solidità e cinismo, due delle caratteristiche migliori della scorsa stagione; la sua squadra ha la pecca di rimanere sempre uguale a se stessa, nel bene e nel male. Nella corsa maceratese di Fulop, a recuperare veloce una palla non ancora uscita, si vede tutto della squadra di Mosconi: furia, presunzione, mentalità propositiva. Ma funziona solo se si è i più forti.

PAOLUCCI: 5 Arriva per risolvere i problemi tattici di una Samb in confusione, ma fallisce. Entra in una situazione già compromessa, ma ha il demerito di non portare nulla di diverso. Ci prova in tutti i modi, cambiando modulo e uomini, ma dà l’impressione di non poter spostare l’inerzia. Toglie ai rossoblù la loro scintilla di pazzia, ma non restituisce la regolarità che gli si chiedeva: la squadra oscilla tra sconfitte clamorose a vittorie insperate. I play-off possono trasformare il voto.

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