SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Mille presenti, numeri che il Palariviera registra di rado. Eppure Maurizio Battista ne avrebbe voluti di più, magari sotto al palco, per avere il suo pubblico maggiormente vicino e a portata di mano.

L’artista romano è un maestro nel creare un ambiente goliardico e familiare, fatto di continua reciprocità con chi gli è seduto di fronte.

“Ero felice e non lo sapevo” è uno show sulle cose perdute, sulla semplicità di ieri sovrastata dalle nevrosi dei nostri giorni. Le risate sono incessanti, le battute inedite, ma non sempre. Diversi sono i cenni a “Faccio tutto da solo” e “Dalla Cantina al Sistina”, con le gag che comunque non subiscono il minimo appannamento.

Battista scherza su tutto, punzecchia i perbenisti (“parlano bene dei rom a patto che non gli stiano nelle vicinanze”) ed evita volontariamente la politica. Il ritmo è lo stesso incalzante. Il comico rispetta il copione, senza tuttavia avvalersi del gobbo. Prevedibili dunque le centinaia di parentesi aperte e non chiuse, divagazioni e percorsi senza meta.

I bersagli ideali sono ancora una volta le donne. Proprio lui, che s’è sposato due volte ed è vicino al terzo sì. Non c’è sosta, né un attimo di respiro. Quando Battista si informa sulla Sambenedettese, il responso è tutt’altro che soddisfacente. Da buon romanista si associa all’avvilimento e ne approfitta per salutare Stefano Colantuono, spettatore d’eccezione.

In due ore e mezza non può mancare l’ausilio del maxischermo. Lì si proiettano i cavalli di battaglia dell’attore: cartelli, insegne, strafalcioni e annunci strampalati. Pure se alcuni si conoscono non si riesce a rimanere indifferenti.

Ammanettato dai tempi stretti della televisione (vedi conduzione di “Striscia la notizia” al fianco di Pieraccioni) e frenato dalla freddezza del grande schermo, Battista trova la sua rivalsa a teatro, dove la risposta è diretta, immediata, istantanea.

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