SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Invitato, ma non inserito nella lista dei relatori. Magari Gaspari l’assemblea organizzata dal Circolo Nord sul tema del Giudice di Pace l’avrebbe disertata comunque, ma quello sgarbo probabilmente è risultato decisivo.

Nel programma dell’incontro di mercoledì spiccavano diversi sindaci: Pierluigi Caioni di Monsampolo, Stefano Stracci di Monteprandone e Pierpaolo Rosetti di Acquaviva. Per Grottammare c’era l’assessore Simone Splendiani, mentre l’unico rappresentante dell’ente sambenedettese era Fabio Urbinati, dimessosi dall’incarico una settimana fa.

“Quando abbiamo organizzato l’incontro, Urbinati era ancora assessore”, si difende il segretario Andrea Manfroni. “Fabio aveva la delega al Bilancio e ci sembrava la persona più indicata, dato che è pure iscritto al Circolo”.

I renziani respingono al mittente ogni intento polemico, facendo al contrario notare come il dibattito su vicende simili dovrebbe essere promosso dalla segreteria generale del partito e sostenuto dall’intera amministrazione comunale.

“La reintroduzione dell’Ufficio del Giudice di Pace di San Benedetto – affermano Manfroni e Tonino Capriotti – corrisponde alla necessità di porre i cittadini, soprattutto quelli meno abbienti, nelle condizioni effettive di fruizione di un servizio di primaria importanza, rispetto al quale sono evidenti le ricadute positive in termini economici e sociali per il nostro territorio. Una recente normativa ha fissato al 30 luglio del corrente anno il termine ultimo per avanzare apposita istanza al Ministero della Giustizia. L’impatto finanziario richiesto per il funzionamento della struttura, anche in considerazione di appositi finanziamenti della Regione Marche, è senz’altro sostenibile.

Nelle Marche, grazie all’iniziativa delle amministrazioni, sette località hanno mantenuto gli uffici dei Giudici di Pace: Fabriano, Jesi, Senigallia, Fano, San Severino Marche, Cagli, Macerata Feltria. “Si intende relegare San Benedetto in una posizione di retroguardia?”, domanda il delegato regionale dell’Organismo dell’Avvocatura Italiana, Silvio Venieri.

“Ben evidenti i vantaggi, pure di natura economica, per la cittadinanza e per il Comune, visto che le attuali competenze influiscono proprio sui costi della macchina amministrativa e incidono profondamente sulla giustizia cosiddetta minore ma di grande importanza per i comuni mortali. La sede dell’ufficio potrebbe essere individuata nell’ambito dell’ex palazzo di giustizia di piazza Dalla Chiesa, negli stessi ambienti oggi destinati all’archivio giudiziario per la conservazione dei fascicoli della ex sezione distaccata del Tribunale: si trasferiscano gli stessi presso la sede centrale del Tribunale di Ascoli Piceno, come già dal settembre 2013 doveva essere fatto per preciso disposto normativo”.

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