SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Che la situazione degli ospedali Madonna del Soccorso e Mazzoni di San Benedetto e Ascoli fosse una situazione difficile è un fatto noto a tutti, così come sono note a tutti le difficoltà che da troppo tempo stanno investendo l’intera Area Vasta 5, tra problemi di budget e relative carenze di personale, servizi e quindi assistenza al malato.

E se qualche canto si è levato dal coro dei cittadini in passato per denunciare i disservizi, la voce che finora mancava era quella del personale che, nonostante sia il soggetto che su base quotidiana vive le ripercussioni di un sottodimensionamento strutturale, per evidenti deterrenti disciplinari era anche l’unico soggetto ad aver praticamente taciuto finora. Già finora. Perché la Cimo (Confederazone Italiana Medici Ospedalieri) che tra i sindacati di settore vanta la maggiore rappresentatività, ha deciso finalmente di parlare e lo ha fatto per bocca del direttore provinciale Andrea Piccinini e soprattutto del segretario regionale Luciano Moretti. La notizia è di quelle che fanno scalpore: la Cimo, nella data del 13 aprile ha deciso di presentare due esposti alle Procure della Repubblica di Ascoli e Ancona in quanto “la situazione dei due ospedali piceni allo stato attuale mette a rischio la salute dei degenti che non possono contare su una continuità assistenziale adeguata e a norma di legge” esordisce il segretario Luciano Moretti. Nel mirino finiscono così il direttore dell’Area Vasta 5 Massimo Del Moro e il direttore generale dell’Asur Marche Gianni Genga, colpevoli, secondo il segretario regionale Cimo, della situazione attuale delle due strutture ospedaliere.

Qual è però questa situazione? Il problema è profondo e articolato e tocca diversi aspetti e dinamiche ma, secondo Luciano Moretti, l’aspetto fondamentale è di natura legale. La legge infatti, insieme ad altre fonti quali la delibera 735 della Giunta Regionale della Regione Marche prevede un numero di posti letto minimo per pazienti acuti, laddove l’acuzie rappresenta letteralmente lo stato di massima gravità e intensità di un processo patologico tale da richiedere spesso l’intervento chirurgico. Ebbene la legge fissa per l’Area Vasta 5 un minimo di 3,7 posti letto ogni mille abitanti, “mentre la situazione reale”-denunciano gli esponenti Cimo-“è di 2,4 posti letto ogni 1000 abitanti contando i 276 posti letto del Mazzoni e i 233 dell’ospedale di San Benedetto”.

“Già così- ci dice Luciano Moretti- la situazione sarebbe preoccupante, ma la reale natura di questi numeri è ancora più spaventosa visto che, andando a contare i posti letto per acuti effettivi e disponibili, e cioè togliendo dal computo i posti destinati a day hospital e degenze di altro tipo, la percentuale scende ancora al 2,2 x 1000 e ancora al 2 x 1000 se dal calcolo venissero tolti, così come la legge imporrebbe, i degenti provenienti da regioni diverse, i quali nel Piceno, data la vicinanza all’Abruzzo, sono una realtà abituale.”

Alla situazione dei posti letto si aggiunge poi un “cronico sottodimensionamento del personale sanitario” secondo il direttore provinciale Cimo Andrea Piccinini, il quale dipinge uno scenario fatto di “medici e infermieri stravolti dall’organizzazione dei turni, assunzioni bloccate e una carenza organica di personale tale da rendere impossibile anche l’organizzazione di un semplice piano ferie.”

Ovviamente il problema è di fondi, i quali non permettono alla direzione dell’area vasta di stilare un piano assunzioni adeguato a rendere le due strutture ospedaliere di San Benedetto e Ascoli in linea con gli standard di legge, anche se, secondo Andrea Piccinini “anche nelle previsioni più ottimistiche quello che la direzione considera un numero sufficiente a garantire l’adeguamento agli standard legislativi, non sarebbe comunque un numero sufficiente, per noi della Cimo, per considerare i due ospedali a norma”. Secondo i medici, e da qui nasce la decisione dei due esposti, la direzione avrebbe ripetutamente violato sia il contratto collettivo di categoria per quanto riguarda i medici ospedalieri sia la volontà della giunta regionale che nella delibera 382 prevede un medico di turno interdipartimentale di notte e nei festivi e addirittura nella delibera 423 del 7 aprile 2014(che andò a recepire un accordo tra i sindacati e la Asur Marche) prevede addirittura la presenza di un medico di guardia per ogni dipartimento. “Si tratta di una doppia violazione” evidenzia il dottor Piccinini “in quanto allo stato attuale i nostri due ospedali non garantiscono neanche una guardia interdipartimentale e l’intero sistema va avanti con un capannello di medici reperibili a casa durante la notte” il che -gli fa eco ancora  Luciano Moretti- “rende i pazienti vulnerabili e mal assistiti in quanto anche un semplice malore notturno potrebbe risultare fatale senza la presenza di un medico di guardia nel dipartimento di degenza di quel malato”.

Ecco quindi da dove nasce l’esigenza del sindacato dei medici di far sentire la sua voce, l’esigenza di far emergere una realtà lavorativa che dev’essere diventata invivibile e ancora più esasperata da un aspetto che fra tutti a Luciano Moretti non è andato giù “la propaganda che la direzione sistematicamente promuove per celebrare risultati che, per quanto a noi graditi, come l’acquisto di una nuova Pet o la ristrutturazione di un reparto, sono comunque minimi se paragonati all’enorme deficienza del generale contesto strutturale e di servizi che da tempo si ripercuote sul territorio”.

 

 

 

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 914 volte, 1 oggi)