SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’intento era quello autocelebrativo, il risultato è invece una polemica rovente e senza sosta. L’incontro organizzato dall’amministrazione comunale per elencare i progetti realizzati e quelli in rampa di lancio è diventato tutt’altro, tra minacce di segnalazioni all’Agcom e proteste dell’opposizione.

La vicenda relativa a “La città che cambia” rimanda la memoria all’inverno del 2013, quando a poche settimane dalle elezioni politiche (quelle non vinte da Bersani, per intenderci) e a qualche mese dalle amministrative a Grottammare il Comune fece installare dei 6×3 dove si rimarcavano gli interventi destinati alla Riserva Sentina e al percorso ciclopedonale di Via Manara. L’Autorità per le Garanzie nella Comunicazione, sollecitata con un esposto da Rifondazione Comunista, si espresse il 5 marzo condannando l’azione da parte della giunta.

Gaspari era comunque già corso ai ripari, annullando per prudenza ben tre assemblee di quartiere fissate per il 18, 19 e 21 febbraio 2013, tuttavia mai contestate e citate nel documento dell’Agcom.

Non ci fu alcuna multa, bensì il semplice ordine di pubblicare sul sito dell’ente (www.comunesbt.it) per quindici giorni un messaggio “recante l’indicazione di non rispondenza a quanto previsto dall’articolo 9 della legge del 22 febbraio 2000, numero 28”. La sanzione pecunaria sarebbe pertanto giunta in caso di mancata ottemperanza della disposizione sopra indicata.

Nel 2014, anno delle elezioni europee non mancarono ugualmente le iniziative politiche, relegate però sotto il simbolo del Partito Democratico. Il 12 maggio, durante l’appuntamento “Il Pd incontra la città”, alcuni residenti lamentarono l’assenza di confronti ciclici tra l’amministrazione e il popolo sambenedettese. Gaspari rispose così, rievocando il caso di dodici mesi prima: “L’anno scorso li organizzammo, ma fummo sanzionati. Siccome si votava a Grottammare, forse temevano che un centrosinistra che lavora bene nella città vicina potesse influenzare le elezioni. Accade anche questo. Fummo quindi costretti ad interrompere. Se il Comune non può, nulla invece vieta al Partito Democratico di confrontarsi con i residenti”.

Fino ad arrivare ad oggi, con la patata bollente che torna dal Pd al Comune di San Benedetto del Tronto. In tal senso, i Cinque Stelle hanno citato le disposizioni della legge 28 del 22 febbraio 2000 che ammette “solo quelle forme di informazione e comunicazione che interessano le amministrazioni pubbliche nel loro complesso, strettamente necessarie e non differibili”.

Considerando che un componente dell’attuale giunta è candidato in consiglio regionale (Urbinati non si è ufficialmente dimesso) e che lo stesso ragionamento vale per Claudio Benigni (consigliere comunale nonché capogruppo del Pd), le osservazioni dei grillini acquistano ulteriore valore.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 340 volte, 1 oggi)