Dal numero 1027 di Riviera Oggi, in edicola.

Prova a raccontare qualcosa che non va e l’etichetta del ‘gufo’ non te la toglie nessuno. Prova a dire che la città è sporca o che si è presentata impreparata ad un grande evento e l’accusa è servita su un piatto d’argento.

Il procedimento è quello renziano, anche se a supporto del Presidente del Consiglio c’è il tempo passato al comando. Appena un anno, rispetto ai dieci dell’amministrazione che guida San Benedetto.

C’è poi un’altra strategia, che il premier non si sognerebbe mai di attuare. Quella del capovolgimento dei ruoli: “Allora candidati tu”. Che tradotto suona così: invece di criticare perché non vieni tu al posto nostro?

Il meccanismo sarebbe impeccabile, privo di qualsiasi controindicazione: ti candidi, prendi voti, vieni eletto. E se qualcosa non va scarichi le responsabilità su chi contesta. Un po’ come portare l’auto dal carrozziere, ritirarla più guasta di prima, farlo notare al diretto interessato e sentirsi rispondere di aggiustarsela da soli. Ma intanto i soldi li hai versati.

Ci sono giornalisti che decidono di compiere il salto. Qualcuno dopo poco tempo ci ripensa e torna a fare il cronista. Non tutti però concordano. Sostiene Giampaolo Pansa: “Un giornalista deve osservare dall’esterno le storie che racconta e i personaggi che le interpretano. Se entra all’interno è fottuto”.

Andrebbe inoltre precisato che raccontare o denunciare una criticità non implica necessariamente la capacità di poterla risolvere. Chi indica la buca sull’asfalto non è allo stesso tempo tenuto a rattopparla.

La politica è una cosa seria. Chi si butta nella mischia dovrebbe perlomeno offrire una marcia in più. Compreso il coraggio. Come quello che porta a dire dal 2006 che ogni anno è l’anno del lungomare. Ad esempio.

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