SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Per le Regionali c’è anche Claudio Benigni. Classificatosi secondo alle consultazioni provinciali dei circoli del Pd, il capogruppo sambenedettese non intende tirarsi indietro proprio adesso. Certo, la rosa dei nomi verrà ufficializzata dalla segreteria provinciale, ma il consigliere comunale di Porto d’Ascoli farà pesare tutti i suoi 200 voti.

“Le consultazioni sono indicazioni – dice – non ci deve essere una guerra di numeri. Ho provato a far uscire un solo nominativo. Purtroppo non ci sono riuscito. Non c’è stata intelligenza nel cogliere questa occasione. Con il lavoro di squadra si va lontano, altrimenti no”.

Pur non citandolo apertamente, Benigni punta il dito contro Urbinati, che la corsa verso Palazzo Raffaello l’ha cominciata addirittura l’estate scorsa. “Non ho fatto campagna elettorale partendo un anno fa, cercando di portare voti dalla mia parte. Quindi qualora mi ritirassi non dovrei riunire comitati e sostenitori per informarli. Deciderà il partito. A me sarebbe andato bene qualsiasi nome, non è stata fatta la sintesi. Chiesi un candidato unico ma questa volontà non si è vista. Ci deve essere unitarietà di obiettivi. Le divisioni sono sbagliate”.

La sensazione è che a remare contro l’assessore al Bilancio siano anche gli ingombranti endorsement, come quello di Paolo Perazzoli. “E’ sotto gli occhi di tutti”, prosegue Benigni. “Sbaglia chi va sui giornali a dire che appoggia Tizio o Caio. Se vai sulla stampa a dire qual è il tuo cavallo, questo è il risultato. Non sarebbe dovuto accadere, non si doveva consentire”.

Il capogruppo ribadisce la necessità di lanciare un unico rappresentante per la Riviera, per non bissare l’esperienza fratricida del 2010 tra lo stesso Perazzoli e Colonnella: “Un errore non va perpetrato. Ci possono essere diverse anime, poi occorre confrontarsi, discutere aspramente ed uscire con l’accordo su una persona. Sennò accade quello che è successo a Milano. Con due candidati del Pd la spuntò Pisapia. Se l’obiettivo è questo, la strada è giusta. Potrebbe succedere pure alle Comunali, che sono imminenti”.

Dalle prossime elezioni, il numero dei consiglieri regionali verrà ridotto da 42 a 30. Cambierà anche il metodo del calcolo dei seggi assegnati alla coalizione vincente. Quattro gli scaglioni: se la coalizione raggiungerà o supererà il 40% le poltrone saranno 18. Una in meno se la percentuale oscillerà tra il 37 e il 40, mentre 16 se il risultato sarà superiore al 34% e inferiore al 37. Sotto il 34%, i seggi verranno assegnati con un criterio proporzionale.

Il Piceno otterrà complessivamente 4 seggi, due in meno del 2010. Altrettanti ne riceverà Fermo, 6 Macerata, 7 Pesaro e 9 Ancona.

In tal senso, il Pd punterà all’elezione di due rappresentanti. Anna Casini – appoggiata dall’onorevole Agostini – sembra favorita, dovrà tuttavia ottenere preferenze pure fuori dai circoli. La figura di Benigni, altro ‘agostiniano’, potrebbe pertanto eclissarsi in quanto il parlamentare farebbe convogliare tutte le preferenze verso l’ascolana. Alle elezioni infatti non sarebbe in vigore l’opzione della doppia preferenza.

Ecco allora che la discesa in campo di Urbinati risulterebbe più sensata, considerato il diverso bacino d’utenza, prettamente renziano. E’ comunque innegabile che un clima così teso rischia di trasformare la sua campagna elettorale in una lunghissima camminata sul filo del rasoio.

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