GROTTAMMARE – All’Istituto Geometri di Grottammare c’è fermento. L’episodio del padre che si è lamentato per il cellulare prelevato alla figlia e trattenuto per diversi giorni dall’Istituto ha generato soprattutto irritazione. La notizia si commenta con disappunto e sottovoce, anche se alcune fonti interne fanno trapelare una ricostruzione dei fatti differente da quella denunciata inizialmente.

La tesi della scuola sarebbe nel complesso questa: non è vero che i familiari non sapessero del ritiro del telefonino, tanto che la mamma aveva contattato la segreteria dell’Itg per avvisare che non sarebbe potuta passare quel sabato a riprendersi l’oggetto. Il centralino l’aveva informata che l’istituto sarebbe rimasto aperto fino alle 14.30, oltre un’ora dopo il termine delle lezioni. L’eccessiva durata del “sequestro” sarebbe stata pertanto allungata dagli impedimenti dei genitori e dalla chiusura domenicale della struttura.

Diversa era stata la versione del papà: “Né io, né mia moglie siamo stati avvisati tramite un richiamo scritto o una chiamata”.

La vicenda, nel frattempo rientrata, sottolinea tuttavia la frattura sempre più profonda tra il corpo docente e i genitori degli studenti.

L’utilizzo dei telefonini in aula è proibito. Nonostante ciò quasi nessuno rispetta il divieto. I professori a volte chiudono un occhio, dato che sarebbe oggettivamente difficile riprendere ogni ragazzo sorpreso a ‘smanettare’ su whats app o sui social. “Una volta squillò il cellulare e un alunno mi chiese se poteva rispondere alla mamma– racconta una professoressa – glielo consentii e uscì fuori. Al rientro in classe gli domandai se fosse accaduto qualcosa di grave. Mi rispose che aveva dovuto confermare la sua presenza al pranzo di Pasqua, dovevano prenotare al ristorante”.

Il disagio viene acuito dal senso di solitudine: “Ci sentiamo in trincea. Abbiamo le mani legate, ti aspetti un aiuto che non arriva quasi mai. C’è cattiva educazione e quando qualcuno non rispetta le regole le famiglie se la prendono con noi. Ti ritrovi solo”.

Un altro insegnante ricorda un precedente “sequestro”, che generò feroci e analoghe critiche dei genitori: “Ritirai un cellulare, per puro caso guardai lo schermo. Roba di un secondo. Venni accusato di violazione della privacy. In quell’occasione capii la dimensione del problema. Il nostro compito è educare, ma pure disintossicare i giovani dalla tecnologia. Vogliamo che usino il cervello senza strumenti. Preciso comunque che quando si tratta di svolgere ricerche o approfondimenti su un tema li autorizzo a usarli”.

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