Dal numero 1023 di Riviera Oggi, in edicola.

Il brodetto sambenedettese non è l’amatriciana. Lo sapevamo, ma vedersi sbattere in faccia la sentenza nuda e cruda non fa piacere. Da una parte un piatto consacrato, celebrato, difeso; dall’altra una ricetta ancora alla ricerca di un’identità e di una regolamentazione che ad oggi non c’è.

Carlo Cracco, celebrità di “Masterchef”, è finito alla gogna per aver confessato l’uso dell’aglio in camicia nella preparazione del noto piatto laziale. Apriti cielo. Lo stesso Comune di Amatrice ha inviato una nota ufficiale alle testate giornalistiche per smentire il cuoco e spingerlo alla rettifica. Per non parlare della pubblicità indiretta regalata al piatto, oltretutto gratis.

Discorso opposto per il povero brodetto, che aspetta di conoscere il suo destino. C’è chi lo vuole cucinato con dodici pesci, chi con con appena tre: lo scontro è partito, ma il caso non supererà i confini territoriali.

Nessuno ha ragione, nessuno ha torto. Impossibile porre un marchio su un piatto privo di tratti caratteristici. Prima di ambire a promuovere il brodetto all’esterno, si dovrebbe pertanto comprendere una volta per tutte cosa si vuole esportare.

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