SCULTURA VIVA. Un nostro lettore di Grottammare, Alessandro Pasqualini, ha ben ritenuto che le immagini dei murales coloratissimi (che sul molo sud arricchiscono Scultura Viva), fossero riportate sul nostro giornale on line, lo abbiamo accontentato con grandissimo piacere. Anzi ho ritenuto giusto dedicargli anche la pagina 2 del nostro settimanale in edicola da oggi, sabato 21 febbraio.

Un arricchimento e anche una variazione al tema dei massi scolpiti che rende ancor più pregevole l’idea che ebbe Piernicola Cocchiaro tanti anni fa e per la quale viene ogni anno dalla California per… non farla morire. Sì perché molto probabilmente, senza la sua passione e perseveranza, Scultura Viva sarebbe già finita e diventata un’idea ‘ex’ come tante altre.
Un motivo per cui non mi stancherò mai di ringraziare Piernicola ma anche di continuare a sollecitare chi di dovere (l’amministrazione comunale) affinché quel pezzo di San Benedetto del Tronto diventi una caratteristica importante della città che ci identifichi in tutto il mondo.
Passi per la mancanza di segnaletica nelle strade più frequentate ma qualcosa bisogna inventarsi. Una promozione degna che, però, andrebbe preceduta da un’illuminazione ad hoc (fari colorati che illuminano le opere) e qualche idea originale.
Me ne viene in mente una: accompagnarvi personaggi importantissimi (issimi) che, per motivi vari, passano da noi e far scegliere loro il ‘masso’ ove mettere davanti sulla strada il calco in cemento del loro autografo. Con la scritta sopra “È piaciuto a…” E sola un mia bizzarra e magari ‘stupida’ idea, sicuramente ce ne saranno migliori. Tiriamole fuori perché tenere così un patrimonio come Scultura Viva è un vero peccato.

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Un altro nostro lettore, anconetano ma residente a San Benedetto, ci ha scritto sullo stesso argomento. Una lettera bellissima sia per lo stile poetico che per le sensazioni e le emozioni che produce.

San Benedetto: locali notturni, scultura viva e murales

Storia di una serata di addio al celibato, in uno tanti locali del lungomare della Riviera. Soltanto tre quattro amici, un’occasione per rivedersi dopo tanto tempo, ricordi, nuovi racconti, l’attesa di un giorno fatidico: anche l’ultimo di noi si sposa, e finisce l’epoca da single.

Nessuno di noi è originario di San Benedetto, tutti ci ritroviamo qui, chi perchè ci ha messo su famiglia, chi ci viene d’estate in vacanza e gli altri alla ricerca di un posto dove trovare qualche nuova attrattiva. Già, qualche nuova attrattiva, e qui arriva la sorpresa: la serata procede lentamente, con discorsi tra vecchi amici, e la proposta di un luogo per ballare o ascoltare musica un po’ alla volta si affievolisce.

Uno di noi fa il nome di Scultura Viva, ne ha sentito parlare, incuriosito, ma non sa davvero di cosa si tratti. E così ci ritroviamo, un po’ per caso un po’ per avventura, al molo sud, quasi interamente nel buio, con le luci del cellulare accese per decifrare le sculture sui massi che escono, una alla volta, da questa cornice di mare.

Ci sono le opere più realistiche, quelle dalle forme astratte, a volte con pezzi di mosaico, o con figure coniche che emergono dalla pietra, e buche intagliate. I miei amici sono entusiasti, e io con loro, orgoglioso di questa mia San Benedetto che riserva originali tesori, piccoli gioielli purtroppo ancora troppo nascosti.

Proseguiamo lungo il molo, con il mare da una parte e dall’altra, alla scoperta del monumento al Gabbiano Jonathan Livingston, che circolare ci guarda dall’alto, fino alle pareti sgargianti dei murales vicini alla lanterna, nel silenzio notturno ovattato quasi simili a enigmatici geroglifici egizi.

Facciamo ritorno a casa, mentre le ore del vagabondare si fanno piccole. La festa di addio al celibato è terminata, e con lei ci lasciamo dietro questo particolare e strano incontro, tra i paesaggi della marineria e la suggestione dell’arte contemporanea.

Giacomo Lauretti

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