Dal numero 1021 di Riviera Oggi, in edicola.

Un matrimonio con Forza Italia mai celebrato, ma sfiorato almeno due volte. “Nel 2009 Sandro Bondi mi propose la candidatura a sindaco”, rivela Marco Calvaresi. “All’epoca non pensavo alla politica, mi interessavano altre cose”.

Due anni dopo toccò al coordinatore regionale del partito, Remigio Ceroni, che avanzò all’imprenditore sambenedettese la medesima richiesta. “Era il gennaio 2011 e mancavano pochi mesi alle elezioni. Si era già candidato Gabrielli, io non avevo ancora scelto il Nuovo Polo, mi sembrava di fare un torto al centrodestra, rifiutai. Ceroni era disposto a farlo ritirare per far posto a me. Bruno era presente, non svelo un segreto”.

Neofita della politica, Calvaresi ammette gli errori commessi: “Oggi mi rendo conto di essere stato usato da qualcuno per far perdere il centrodestra, sono stato messo in condizione di non essere d’aiuto alla creazione di un’alternativa alla sinistra. Non mi aspettavo di penalizzare Gabrielli più di Gaspari, però è pure vero che il Pdl fece molto per evitare di vincere. Adesso ho le idee più chiare sul significato della politica”.

Nel 2016 l’attuale presidente del Consiglio Comunale potrebbe tentare nuovamente la scalata al Municipio di Viale De Gasperi, con il lancio di ben due liste: “Faccio parte di un movimento civico, se i componenti mi vorranno come rappresentante bene, se invece ci saranno candidati migliori lascerò spazio a loro. Desidero che il gruppo ottenga un risultato positivo, al di là delle ambizioni personali”.

Quattro anni fa diversi candidati che la appoggiavano raccolsero zero preferenze. Prova che alcune sue liste erano contenitori senza contenuto.
“Mi occupai poco della macchina organizzativa, la curarono altri. Chi le compose probabilmente voleva spaventare numericamente gli avversari. Ripartiamo dagli errori, la squadra sarà più qualificata. Preparammo tutto in due mesi, non puoi cambiare il pensiero della gente in così poco tempo. Mi prendo tutte le responsabilità”.

Ritiene di aver deluso gli elettori che le diedero fiducia?
“Sicuramente li ho delusi, perché pensavano che avrei vinto. Fossi stato il candidato di una delle due fazioni avrei fatto il sindaco, visto che sono stato l’unico a prendere più voti delle liste a supporto. Logicamente le aspettative erano diverse, speravano fossi più incisivo. Tuttavia, il mio ruolo fa sì che la mia posizione sia al di sopra delle parti”.

Sa bene che l’opposizione non è d’accordo con questa sua convinzione.
“Se fossi uscito durante quel famoso Consiglio del 30 novembre 2013 come invocava il centrodestra non sarei ugualmente stato sopra le parti. Ho rispettato a pieno il mio ruolo, che è quello di convocare, gestire e portare a termine ogni assise”.

Quali sono attualmente i suoi rapporti con Amedeo Ciccanti?
“Buoni, abbiamo fatto scelte diverse. Io preferisco restare fuori dai giochi dei partiti. Il mio movimento è composto da gente libera, include posizioni e ideali diversi. Ci appassioniamo ai temi del lavoro, dell’occupazione, dell’economia che a San Benedetto sta toccando il fondo. Siamo persone libere, poi a livello nazionale votiamo chi ci pare”.

Con Gaspari che rapporto ha instaurato?
“C’è un ottimo rapporto personale col sindaco. Amministrativamente parlando avrei fatto l’esatto contrario, ma gli riconosco una dote politica non indifferente. Un altro al posto suo sarebbe andato a casa nel 2009. Al contrario è andato avanti per due mandati in condizioni non ottimali”.

Da albergatore, come il giudica il progetto del Comune sul nuovo lungomare?
“Ritengo che il progetto del lungomare debba essere condiviso con la città e non solo con gli operatori che operano sul lungomare. Il sindaco forse crede di aver trovato una sintesi in maggioranza capace di rappresentare la volontà della città. Credo sia giusto coinvolgere i residenti. Martinelli organizzò incontri a progetto aperto, qui è stato presentato un pacchetto già definito. Qualche margine ai consigli dei sambenedettesi l’avrei lasciato”.

Si è fatto un’idea in merito al restyling dei primi 400 metri?
“Io avrei fatto altro, mi sarei preoccupato di far venire turisti. Il nuovo lungomare non promuove San Benedetto, non porta nuovi visitatori; rientra semmai nel concetto di accoglienza. E’ utile un litorale ristrutturato, ma una città che fa turismo deve andare oltre un arredo decoroso. In ogni caso, avrei preferito un elaborato a più ampio respiro. Dov’è il resto del disegno, dalla concessione 8 in avanti? Sono inoltre convinto che non considerare il tratto tra la Rotonda e la Palazzina Azzurra sia un’assurdità. Sarei partito da là, non dimenticando la manutenzione urbana di cui tutta la città ha bisogno”.

Quali priorità inserirebbe in un ipotetico programma del 2016?
“Nel 2011 ci concentrammo sul rifacimento delle strade, sul problema degli allagamenti. Ma anche sull’emergenza dei trasporti ferroviari e dell’ospedale. Ora mi concentrerei sulla crisi del settore commerciale, sulle difficoltà occupazionali. Dedicherei molto interesse alle attività produttive che a San Benedetto soffrono terribilmente. Tenterei di incentivare il calo degli affitti dei locali.
Senza dimenticare la vicenda dello stoccaggio del gas. La centrale provocherebbe un gravissimo danno d’immagine alla città. Se il Comune si fosse opposto nei termini previsti forse qualcosa sarebbe cambiato”.

Tra Perazzoli, Colonnella e Piunti, chi teme di più?
“Li reputo tre giganti. Qualora passasse il messaggio di un politico alla guida della città per me non ci sarebbe speranza. Penso sia arrivato il momento che a gestirla sia un amministratore”.

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