Dal numero 1020 di Riviera Oggi, in edicola.

Da tempo ci chiediamo per quale motivo i ragazzi sospesi a scuola non possano ripulire le mura cittadine imbrattate. Tante volte ci siamo sentiti rispondere che sì, l’idea è pure buona, ma metterla in pratica è troppo complicato.

A smentire tutti ci ha pensato il comune di Voghera, che ha promosso una convenzione con la Caritas diocesana e la dirigenza di un istituto superiore del posto per far sì che i ragazzi indisciplinati venissero utilizzati per aiutare i poveri o, giustappunto, per eliminare le scritte lasciate dai graffitari.

Certo, occorre il parere favorevole dei genitori (e al giorno d’oggi la risposta affermativa non è affatto scontata), ma il risultato, soprattutto simbolico, è decisamente d’impatto. “Una volta tornati a scuola, il loro comportamento è completamente cambiato””, ha commentato il preside. “E’ probabile che tra i ragazzi scatti una sorta di tam tam, riassumibile in un invito diretto ai coetanei di non sporcare, altrimenti si deve pulire”.

A San Benedetto invece che si fa? Si continua ad evitare il problema, snobbando l’emergenza o, ancora peggio, negandola. E quando il tema viene finalmente affrontato si sbaglia clamorosamente l’obiettivo.

L’approvazione del regolamento per le street-art rappresenta infatti un clamoroso errore di percezione, confondendo gli autori dei murales con chi sfregia monumenti, balaustre e facciate di abitazioni per dispetto, gusto, imbecillità.

Basterebbe aprire gli occhi e magari copiare le intuizioni degli altri. Nessuno, ne siamo convinti, si offenderebbe.

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